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Il PD litiga sul tesoretto degli immobili dei DS

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«Ugo Sposetti potrebbe fare un atto di generosità e rendere disponibile al Pd il patrimonio immobiliare dei Ds, che è dei nostri elettori». Matteo Orfini comincia così una polemica di quelle che potrebbero deflagrare tafazzianamente spaccando il Partito Democratico. L’obiettivo del Giovane Turco è il patrimonio immobiliare dei DS che nel 2007 Margherita e DS spacchettarono, prendendo ciascuno il suo e trasformando le federazioni provinciali ufficialmente proprietarie degli immobili in Fondazioni.

IL TESORETTO DEI DS

Una forma giuridica scelta «sia per il discreto vantaggio fiscale», in caso di cessione o di vendita degli immobili, la fondazione non paga l’11% di tassa sul registro, «sia per dare continuità e stabilità al patrimonio». All’epoca del censimento delle proprietà le organizzazioni territoriali del partito dichiararono di possedere 2400 immobili: da appartamenti adibiti a sede a palazzi di pregio (che negli anni sono stati già venduti) come Botteghe Oscure o Frattocchie. Il valore stimato all’epoca era di mezzo miliardo di euro solo per le case e i garage, mentre non si calcolava il valore di 410 opere d’arte tra cui due famosi quadri di Gattuso, oltre a oli e bozzetti di artisti contemporanei donati all’epoca al Partito Comunista Italiano. All’epoca Sposetti prese carta e penna per scrivere al Corriere della Sera negando liti sul patrimonio:

«Non c’ è, né può esserci alcuna lite su soldi e immobili tra i Ds e il Partito democratico, che i Ds hanno voluto con determinazione e convinzione», scrisse. E precisò: «La riorganizzazione del patrimonio immobiliare che fin qui è stato nella disponibilità dei Ds è finalizzata all’ unico obiettivo che tale patrimonio possa entrare nella piena disponibilità del Pd, con le stesse regole di autonomia gestionale e di forma giuridica adottate fin qui dai Ds. È dunque del tutto privo di fondamento che tale riorganizzazione sia estranea alla costruzione del Partito democratico o addirittura che voglia sottrarre al nuovo partito la disponibilità di strutture e beni».

A giugno di quest’anno il Fatto aveva scritto che Orfini e Fassino avevano già cominciato, per conto di Renzi, a parlare con Sposetti per chiedergli di rendere disponibili gli immobili attraverso l’accorpamento delle fondazioni locali in un unico ente che poi metta a disposizione del PD il patrimonio immobiliare. Praticamente, bisognerebbe tornare indietro in toto su quanto deciso nel 2007.
 
LE FORZE IN CAMPO
Ricorda ancora il Corriere che con Orfini si è schierato subito l’attuale tesoriere del PD, Francesco Bonifazi, che ha rivelato di aver pranzato con Sposetti e Fassino per trovare un accomodamento che però, visti i solleciti pubblici, non sembra essere stato reperito.

«Quale tesoretto, qui ci sono solo debiti e persone in cassa integrazione. Mi dà fastidio questa disattenzione alla gente. Il 4 agosto ho dovuto mettere delle persone in cassa integrazione e loro pensano agli immobili. Ma 1800 circoli ospitano già aggratis sedi del Pd, cosa vogliono di più?». Vorrebbero fossero ceduti o messi a disposizione effettiva del Pd: «Prima si devono conoscere le cose, poi parlarne. Son ragazzi. Ma poi non stavano parlando dell’articolo 18? Che c’entra Sposetti?».

Già, che c’entra?