Economia

Se la Grecia e l'Europa dimenticano la vera questione

Il punto fondamentale su cui si è rotta la trattativa tra Grecia ed Unione Europea è la ridiscussione del debito di Atene. Al 177,1% del Pil a fine 2014, circa 315 miliardi, ma ora dovrebbe essere salito sui 323, il debito era al 171,4% nel 2011, al 156,9% nel 2012 dopo la prima ristrutturazione, e al 175% nel 2013. La prima ristrutturazione da circa 110 miliardi aveva visto un haircut del 53% e swap dei titoli con allungamento delle maturità per i privati, più il taglio retroattivo degli interessi per i prestiti dei paesi Ue. Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis avevano in tante occasioni sottolineato durante la campagna elettorale del referendum che la possibilità di ottenere una ristrutturazione e/o un taglio (haircut) del debito è stata proposta dai creditori soltanto dopo l’annuncio delle urne da parte di Syriza, come da piano proposto in extremis da Jean Claude Juncker. Nel frattempo però le istituzioni – e in particolare il Fondo Monetario Internazionale – hanno ammesso, privatamente e pubblicamente, che il debito greco è insostenibile. E adesso a che punto è la questione del debito in Europa?
 
SE LA GRECIA E L’EUROPA DIMENTICANO LA VERA QUESTIONE
Vediamo le posizioni annunciate ai giornali all’Eurogruppo di oggi. Il premier francese, Manuel Valls, intervistato da radio RTL ha detto che sul debito di Atene “non devono esserci tabù”. La questione della ristrutturazione del debito greco “non è una cosa di cui parleremo oggi”, ha invece detto il commissario Ue agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici giungendo alla riunione straordinaria dell’Eurogruppo sulla Grecia. Il ministro delle Finanze slovacche, Peter Kazimir, ha detto che un taglio del valore nominale del debito ellenico “è per noi slovacchi assolutamente impossibile”. La riduzione del debito chiesta da Atene “non è possibile secondo le regole dei piani di aiuti, come sa chiunque conosca i trattati europei”, ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che, a chi gli chiedeva se la Grecia possa rimanere nell’euro, ha replicato di “domandarlo al governo greco”. Il ministro dell’Economia e vicecancelliere tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, ha invece ribadito che un’eventuale discussione sulla ristrutturazione del debito greco non potrà essere affrontata se non dopo l’avvio di riforme da parte di Atene. Si potrà “parlare della possibilità di una riduzione del debito solo quando il governo greco metterà in opera le riforme”, ha dichiarato Gabriel in un’intervista al settimanale Stern. In caso contrario, “il debito ricomincerà ad aumentare dal giorno successivo alla riduzione del debito”, ha aggiunto il ministro tedesco. Il vertice straordinario europeo in programma oggi non si occuperà del tema di un eventuale taglio del debito pubblico greco, richiesto dal Governo Tsipras, secondo il ministro delle Finanze austriaco, Hans-Joerg Schelling. “I lettoni non capiscono i greci”, è invece la dichiarazione di Janis Reirs, ministro delle Finanze di Riga, che, a chi gli chiedeva se Tsipras fosse da ritenere affidabile ha replicato: “E’ difficile per me rispondere ma, ad ogni modo, avrei difficolta’ a fidarmi di Varoufakis”. All’ironia di un giornalista che aveva ribattuto “adesso ve ne siete liberati”, Reirs, a quanto riporta Reuters, avrebbe reagito con una risatina. “Abbiamo messo la nostra casa in ordine subito dopo la crisi economica, non sono contro una ‘Grexit’ se cio’ puo’ rafforzare l’Eurozona”, ha risposto Reirs. “La riduzione del debito non è un tema urgente, adesso dobbiamo discutere il modo in cui si puo’ avanzare sul programma per la Grecia, sulle condizioni”, ha detto il ministro delle Finanze spagnolo, Luis De Guindos, imitato dal suo pari grado maltese. “Non abbiamo intenzione di tagliare il debito della Grecia. Lo abbiamo già fatto in passato. Ora la porta è aperta per un accordo, ma l’aiuto dipende da alcune condizioni”, ha detto il ministro finlandese delle Finanze, Alexander Stubb.

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Come è cambiato il debito di Atene dal 2011 al 2015 (Repubblica, 2 luglio 2015)

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RISTRUTTURARE IL DEBITO DELLA GRECIA?
Eppure la questione sembra importante. Le analisi citate dal Guardian nell’articolo a firma di Alberto Nardelli mostrano che perfino dopo 15 anni di forte e costante crescita, il Paese si troverebbe schiacciato da un debito pubblico insostenibile. Attualmente, il rapporto debito/pil greco è del 175%. Le analisi ammettono che in base agli scenari tracciati nelle simulazioni è necessario accordare ad Atene delle “concessioni significative” per consentirle di liberarsi del fardello del debito. Secondo il “best case scenario”, lo scenario più ottimistico, che prevede una crescita del 4% all’anno per i prossimi 5 anni, il debito greco scenderebbe solamente al 124% del pil entro il 2022. Lo scenario prevede anche che le privatizzazioni fruttino all’erario greco una cifra pari a 15 miliardi di euro, circa 5 volte superiore a quello che viene invece considerato lo scenario più probabile. Ma in base a tutte le previsioni tracciate dalla troika, che prevedono comunque un terzo programma di aiuti, la Grecia non avrebbe alcuna possibilità di centrare l’obiettivo di un debito pubblico “ben al di sotto del 110% del pil”, stabilito dai ministri delle Finanze dell’Eurogruppo nel novembre del 2012. Secondo quanto affermano gli stessi creditori internazionali della Grecia, “è chiaro che gli scivoloni e le incertezze politiche degli ultimi mesi hanno reso il raggiungimento degli obiettivi del 2012 impossibili in base a qualsiasi scenario”. Eppure, a quanto sembra, la Grecia oggi non ha intenzione di proporre il tema né nessuna altra proposta ma continuare a chiedere prestiti per ristabilire la normalità della situazione sociale.
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In più, come abbiamo visto, anche l’UE sembra non avere molto a cuore la questione. Eppure questo è il tema centrale su cui un negoziato si può aprire e chiudere positivamente. Mentre accompagnare silenziosamente Atene fuori dall’euro renderebbe accidentato (eufemismo) il percorso di riscossione. Dovrebbe essere il primo argomento per scongiurare la Grexit. A patto che le parti abbiano davvero intenzione di farlo.