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Scuole: i contagi tra i bambini e l’incubo del ritorno della DAD

I contagi tra i bambini crescono in maniera esponenziale. La percentuale dei vaccinati stenta a crescere. E la scuola rischia

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Che la vaccinazione contro il COVID sia un baluardo imprescindibile per combattere la quarta ondata, e grazie alla terza dose anche la variante Omicron, ce lo hanno ricordato illustri scienziati come Ilaria Capua. In realtà basta un confronto con i dati dello scorso anno per rendersene conto. E una statistica che conferma tutto: tra i bambini, non vaccinati, il virus dilaga. E con lui sta tornando anche la DAD per le scuole.

Scuole: i contagi tra i bambini e l’incubo del ritorno della DAD

Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), ha sottolinato che guardando alla circolazione di Covid-19 nelle varie età emerge che “le fasce più giovani si confermano quelle dove circola maggiormente il virus, in particolare le fasce d’età 0-9 e 10-19 anni seguite da 30-39 e 40-49” anni. I bambini in particolare, visto che per loro la vaccinazione è iniziata solo da qualche giorno, sono i soggetti più a rischio e tra i quali il virus si diffonde di più: Repubblica riporta qualche dato che fa meglio comprendere la dimensione del fenomeno: su “384.000 persone attualmente positive in Italia, circa 100.000 (più di 1 su 4) sono minorenni. E di questi, il 51 % sono bambini tra i 5 e gli 11 anni”. Un dato allarmante perché finora su 3,6 milioni di bambini in questa fascia d’età si è sottoposto alla vaccinazione solo  il 2,5% della platea.

Oggi l’incidenza del virus è soprattutto in età scolare, tutti i dati ce lo indicano, e c’è anche un’incidenza di malattia più severa. Allora, al quesito se dobbiamo allungare il periodo delle vacanze direi di sì se c’è la possibilità di recuperarlo successivamente”, spiega Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, ospite di Sky Tg24. Una misura che il ministro Bianchi non approva spiegando che “, la scuola è il comparto della nostra società che con più passione e capacità ha risposto all’invito alla vaccinazione. Il personale prima dell’obbligo era già vaccinato al 96%, oggi c’é l’obbligo. I ragazzi più grandi sono stati vaccinati oltre l’85%, gli altri siamo già all’80%, abbiamo iniziato a vaccinare i più piccoli da poco ma anche lì la rispondenza è stata molto alta. Allo stato attuale, su base nazionale, i positivi dentro alle scuole sono ancora un numero limitato, ben sotto all’1%, come le classi in quarantena – 10mila ma su 400mila – spiega – il problema è cosa accade fuori scuola”.

I numeri della didattica a distanza sono quindi in crescita, 10.000 classi su 400.000. Una misura efficace? Non secondo tutti gli esperti: “Negli Stati Uniti la chiusura delle scuole (con annessa Dad) ha avuto effetti minimi sia sul numero di contagi da Sars-CoV-2 che sulla mortalità da Covid-19 nella comunità. Questo a fronte dei ben noti danni sociali e psicologici dovuti alla chiusura prolungata delle scuole ed evidenti soprattutto nelle famiglie a reddito più basso e/o precario. Danni i cui effetti le nostre società probabilmente sconteranno per molti anni”, sottolinea il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, commentando un articolo pubblicato su ‘Nature Medicine’. “La scienza funziona così, a base di dati, non di pregiudizi – ammonisce su Facebook il fondatore della pagina social ‘Pillole di ottimismo’ – Chi si nutre di pregiudizi non batterà ciglio, ma chi dovrebbe, per istruzione, training e ruoli professionali, credere alle evidenze scientifiche – sulla scuola come sui vaccini – farebbe bene ad internalizzare questi dati in modo profondo. Naturalmente è facile dirlo col senno di poi, ma in retrospettiva – avverte Silvestri – appare sempre più chiaro che chiudere le scuole per limitare la diffusione di Covid è stato, alla prova dei fatti, più dannoso che utile”.