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Lo scontro tra governo e Regioni sulla riapertura della scuola

Zaia: “Per la scuola sarà un calvario, serve l’intervento del Cts”

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Continua il braccio di ferro tra i presidenti delle regioni e il governo sulla riapertura della scuola che, per gli alunni italiani, dovrebbe avvenire domani. L’esecutivo esclude la Dad come ipotesi per il ritorno alle lezioni, anche se i medici sconsigliano il ritorno in classe dato il grande aumento dei contagi.

Lo scontro tra governo e Regioni sulla riapertura della scuola

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, chiede l’intervento del Comitato tecnico scientifico: “Sulla scuola penso sia fondamentale l’autorevole espressione scientifica del Cts, che stiamo ancora attendendo, dopo che su mia iniziativa questa richiesta è stata presentata in Conferenza Regioni e portata al Governo. Abbiamo davanti uno scenario che sarà un calvario per la scuola, tra insegnanti colpiti dal Covid, altri assenti per malattia, altri ancora no vax e nuove regole della Dad. Insomma quella della scuola rischia d’essere una falsa apertura”.

“Di certo non avremo le scuole piene. Le Regioni potrebbero attivare ordinanze in qualsiasi momento, e dall’altro, come sta accadendo, il Governo impugnarle, penso sia quanto mai fondamentale una espressione autorevole dal punto scientifico sul tema scuola del Cts, che inspiegabilmente ancora non si è espresso. Auspico che ciò avvenga quanto prima”, afferma Zaia.

Gli stessi timori del presidente veneto sono quelli dei presidi che, con largo anticipo, hanno annunciato che lunedì 10 gennaio il 10% di tutto il personale scolastico sarà assente a causa dei problemi legati al Covid.

Il governo non sembra però ascoltare le preoccupazioni di governatori e presidi e così ieri il Ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole le indicazioni per l’applicazione delle nuove misure in caso ci siano dei positivi in classe. “Quando si registrano due casi di positività in una stessa classe i requisiti per poter frequentare in presenza, durante il regime di auto-sorveglianza, devono essere dimostrati dall’alunno interessato alla scuola di appartenenza”.

Alcuni governatori hanno deciso di prendere una strada diversa da quella del governo. In Campania De Luca appellandosi alle “circostanze di eccezionale e straordinaria necessità” ha disposto fino al 29 gennaio il ricorso alla Dad per le scuole medie, elementari e dell’infanzia. La Sicilia, intanto, ha deciso di fa slittare di tre giorni il rientro e c’è chi annuncia, come il Trentino, che non applicherà le nuove norme sulla quarantena a scuola.

La risposta del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi

Nel caos più totale il premier Mario Draghi sembra scomparso. A occuparsi della questione il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

“Nessuno nega che ci sia stata in queste settimane una ripresa dei contagi, legati anche alle festività. Rispetto all’anno scorso c’è, però, una grande differenza: il vaccino. Il personale scolastico, anche prima dell’obbligo, era vaccinato già al 95%, studentesse e studenti hanno risposto con entusiasmo e responsabilità alla campagna e nella fascia di età tra i 12 e i 19 anni la copertura è oltre il 75%. Il vaccino è lo strumento per tutelare la scuola, per un ritorno alla normalità. Chiedo a tutti un atto di responsabilità: a chi tra gli adulti ancora non si è immunizzato, alle famiglie, alle Asl, perché tutti insieme acceleriamo la vaccinazione, in particolare dei più piccoli”, ha detto il ministro al Corriere della Sera.

Sul fatto che anche i medici suggeriscono di tenere chiuse le scuole e di recuperare a fine giugno, Bianchi osserva: “La nostra intenzione è procedere con i calendari già definiti. Nessun governo nazionale dei grandi Paesi europei, come Francia o Spagna, ha chiuso le scuole. Se fosse necessario, devono essere le ultime a chiudere. Abbiamo definito i limiti oltre i quali possono scattare delle chiusure mirate con il decreto legge di agosto. Si possono far scattare le lezioni a distanza solo in casi eccezionali. Ma il ricorso massiccio alla dad, oggi, come se i vaccini non ci fossero, sarebbe un errore”.

Ma proprio la Francia citata dal ministro in realtà ha pagato il prezzo della riapertura delle scuole con un boom di contagi tra alunni e personale scolastico che ha portato alla chiusura di oltre nove mila classi.

Riguardo poi alla decisione del governatore della Campania De Luca di tenere chiuse medie e primarie Bianchi conclude: “La legge è molto chiara: permette ai presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa e in circostanze straordinarie. Queste condizioni oggi non ci sono. Ritengo vi siano gli estremi per impugnare quell’atto”.