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Tutti a scuola dal primo settembre

Gli scienziati dicono no a una riapertura di asili, scuole e università. Si tratta infatti di far muovere 12 milioni di persone: otto milioni e mezzo di studenti, un milione di docenti e uno di personale, più i genitori. Dunque se ne riparlerà a settembre

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La scuola riaprirà il primo settembre per tutti. In anticipo, per recuperare il tempo perduto secondo il ministero della Pubblica Istruzione. E poi, dopo le prime tre settimane di ripasso, partiranno le lezioni del 2020 probabilmente nell’ultima settimana di settembre, con un’unica data uguale per tutta Italia. A decidere però se la riapertura sarà reale o virtuale, spetterà ai medici in base alla curva dei contagi da COVID-19. La riapertura dopo il lockdown vedrà infatti regole diversificate anche per la scuola.

Tutti a scuola dal primo settembre

Il Messaggero scrive oggi che è stata ormai definitivamente accantonata l’idea di poter rientrare fisicamente nelle aule entro il 18 maggio, visto che significherebbe rimettere in circolazione quasi 8 milioni di studenti e un milione tra docenti e personale tecnico e amministrativo, e ora si pensa al futuro. L’idea,prevista nel decreto scuola fresco di approvazione, è quella di trovare una data unica per il rientro a settembre: a differenza di quanto accadeva fino allo scorso anno, quando il ministero dava un calendario nazionale su cui le singole Regioni avevano la possibilità di apportare modifiche in base alle esigenze del territorio. Per l’anno scolastico 2020-2021 questo aspetto potrebbe diventare ininfluente visto che tutte le scuole avvieranno le lezioni più tardi rispetto al solito.

lucia azzolina sabina guzzanti

La scuola riprenderà al netto dei recuperi per tutti dalla fine di settembre. Prima si riprenderà la didattica per recuperare, in teoria, il tempo perduto nelle ultime settimane anche se appare fantasioso che si possano recuperare tre mesi di scuola in tre settimane. I corsi di recupero in ogni caso partiranno proprio dal primo settembre con i docenti in classe: saranno le scuole a decidere quali approfondimenti far partire da subito. E se ci fossero ancora problemi con l’epidemia?

Qualora invece il rientro potesse essere solo “a distanza”, sarà necessario riavviare la didattica online. Da qui a settembre sarà opportuno potenziarne gli strumenti: secondo l’Istat infatti un ragazzo su 3, in Italia, non ha un computer o un tablet con picchi vertiginosi al Sud. In questi giorni le scuole stanno correndo ai ripari: il ministero dell’istruzione ha stanziato 70 milioni per l’acquisto dei computer da assegnare in comodato d’uso alle famiglie sprovviste, 10 milioni per le piattaforme e-learning delle scuole e 5 milioni per la formazione digitale dei docenti.

Per ora in ogni caso gli scienziati dicono no a una riapertura di asili, scuole e università. Si tratta infatti di far muovere 12 milioni di persone: otto milioni e mezzo di studenti, un milione di docenti e uno di personale, più i genitori. Dunque se ne riparlerà a settembre.

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