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La sceneggiata infinita della prescrizione cattiva

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Sul Fatto lo chiamano il pianto del giorno dopo. E in effetti, come per il processo Eternit, la litania di commenti che se la prende con l’istituto della prescrizione quando un processo si chiude senza colpevoli è sempre amplia e variegata. Ma la riforma della prescrizione invece continua a tardare ad approdare, nonostante le molte chiacchiere che però fruttano tanti titoli sui giornali.
 
LA SCENEGGIATA INFINITA DELLA PRESCRIZIONE CATTIVA
Come «Prescrizione, il governo accelera» che apre il racconto del Corriere della Sera:

«Non può esistere una prescrizione che impedisce di dire cosa sia giusto o no. Bisogna fare più veloce: se sei colpevole sei colpevole, se sei innocente sei innocente. Non è che se passa il tempo si cancella qualcosa», attacca il premier Matteo Renzi, definendola prescrizione un incubo e incassando il plauso dello stesso Guariniello. Ieri il pm ha contestato al magnate svizzero l’omicidio volontario, aggravato dai motivi abietti — il mero fine di lucro — di 256 persone tra lavoratori Eternit e familiari,ai quali nascose i rischi dell’amianto. E, pur rispettando la sentenza, ha rimarcato un «cambio di linea» della Cassazione rispetto al passato. La Suprema Corte ha difeso però, in una nota, la pronuncia: «Il giudizio era sul disastro, non sugli omicidi». Ieri in molti al «Palazzaccio» concordavano, parlando di un processo «nato morto perché gli stabilimenti Eternit chiusero nell’86».

Una frase, quella del Palazzaccio sul disastro e sugli omicidi, che è molto più acuta di quel che sembra, visto che spiega quale era il vero problema del processo Eternit: l’utilizzo di un’accusa invece che di un’altra da parte del pubblico ministero. Il Fatto pubblica a corredo dell’articolo di Luca De Carolis una serie di numeri sulla prescrizione:

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I numeri sulla prescrizione (Fatto Quotidiano, 21 novembre 2014)

Nel 2012, sono state quasi 70 mila, su un totale di 113.057, le prescrizioni avvenute durante le indagini preliminari, aveva infatti spiegato ieri il viceministro della Giustizia, Enrico Costa. Le cifre rese note da Costa mostrano come nel 2012 i numeri siano risultati in calo rispetto alle 128.891 del 2011, mentre nel 2004 furono addirittura 219.146. Ebbene, su questo totale, la maggioranza delle prescrizioni – quasi 70 mila – è sopraggiunta durante le indagini preliminari. I dati mostrano come siano stati 67.252 i provvedimenti di archiviazione per prescrizione del Gip. Di contro, sono 20.246 le sentenze dichiaranti l’avvenuta prescrizione dei tribunali ordinari, 18.592 quelle della Corte d’Appello. Dalla Corte di Cassazione, infine, nel 2012 sono state pronunciate 435 prescrizioni. «La maggioranza dei processi – dichiara Costa – va in prescrizione durante le indagini preliminari: talune di queste prescrizioni hanno il sapore di un temperamento patologico del principio di obbligatorietà dell’azione penale». E allora il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al Tg1 ha annunciato: “Il Consiglio dei ministri ha già definito una nuova disciplina della prescrizione che la prossima settimana andrà in parlamento. Faremo di tutto perché l’iter sia il più veloce possibile affinché il provvedimento sia approvato”. Il Guardasigilli ha poi sottolineato (sempre in riferimento alla sentenza Eternit) “che vi è una riforma dei reati ambientali ferma in parlamento: vogliamo si arrivi ad una rapida approvazione”.
 
GLI IMPUTATI ECCELLENTI E IL PROCESSO ETERNIT
Le legge ex- Cirielli del 2005 ha cambiato l’istituto della prescrizione. Secondo il calcolo, il reato “muore” nel massimo della pena più un quarto, ma mai meno di 6 anni per i delitti e 4 anni per le contravvenzioni. Per i reati di mafia e terrorismo invece i termini sono raddoppiati. Il Fatto elenca gli imputati eccellenti che negli anni si sono avvalsi della prescrizione:

Ma il punto più interessante è quello sollevato da Luigi Ferrarella, il quale invece spiega che per il processo Eternit la prescrizione è dipesa soprattutto dalla strategia processuale del pubblico ministero, che ha deciso di perseguire il reato di disastro ambientale invece di quello di omicidio, perché sarebbe stato più complicato a quel punto dimostrare il nesso tra Eternit e le morti. A questo punto la conclusione della Cassazione non poteva che essere questa: c’è il reato, e di conseguenza c’è anche la prescrizione. Se la procura avesse proceduto per gli omicidi (ad oggi 256 morti), si sarebbe calcolata la prescrizione a partire da ciascuna morte. «Invece il disastro ambientale è reato di pericolo, si consuma dal momento in cui la condotta crea pericolo all’incolumità pubblica». In più, la condotta pericolosa degli accusati era di fatto conclusa nel 1986, quando chiusero le fabbriche a Casale Monferrato. E i rimedi?

O il legislatore inserisce questi reati tra quelli che non si prescrivono mai, però esponendo a incerte conseguenze penali e risarcitorie chi fa impresa, gli eredi e pure gli estranei subentrati; o ripensa le attuali categorie del processo penale. La Corte costituzionale, in un inciso del 2008 proprio sul reato di disastro ambientale, lo suggerì. Inascoltata. Da chi ora gronda «indignazione».