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Quelli che danno ragione a Maurizio Sarri dimostrano che non siamo un paese civile

« Mi ero innervosito per la decisione del mancato rigore su Mertens, poi ho visto lui che si lamentava per il recupero e ho perso lucidità. Di sicuro sarebbe stato meglio se non fosse accaduta una cosa del genere ma in campo ho visto e sentito di peggio»: così Maurizio Sarri si è giustificato per il “frocio” e il “finocchio” rifilato a Roberto Mancini ieri nella partita di Coppa Italia persa dal Napoli contro l’Inter per 2 a 0. Cose di campo che dovrebbero restare in campo, ha dichiarato l’allenatore del Napoli. E la parte divertente della storia è che il rigore su Mertens di cui si è lamentato non c’era:

L’Inter è avanti di un gol quando Mertens entra in area per poi crollare dopo il contatto con Miranda. L’arbitro non ha dubbi e mostra il 2° giallo al belga per la simulazione. Di sicuro corretto non assegnare il rigore perché è minimo il tocco col braccio del difensore, volendo si poteva lasciar correre l’azione evitando di mostrare il cartellino, ma la caduta di Mertens è stata plateale e giustifica il provvedimento. (Gazzetta dello Sport, 20 gennaio 2016)

Non solo: chissà se questo Sarri è parente di quel Sarri che quando i contatti tra i suoi giocatori e quelli avversari venivano considerati falli diceva che il calcio era diventato uno sport per omosessuali (e quindi non avrebbe dovuto lamentarsi per il contatto tra Miranda e Mertens):

È il 25 marzo 2014, Sarri guida l’Empoli che sarà promosso dalla B alla A e i suoi giocano a Masnago, contro il Varese (che vincerà 1-0). Dopo l’espulsione di Mario Rui, il tecnico diventa una furia e nel post partita dichiara: “Il calcio è diventato uno sport per froci. Abbiamo subito il doppio dei falli, ma abbiamo avuto più gialli noi. È uno sport di contatto e in Italia si fischia molto di più che in Inghilterra con interpretazione da omosessuali”.


Mancini contro Sarri che l’ha chiamato “finocchio” di next-quotidiano

Quelli che danno ragione a Maurizio Sarri 

Ma la parte più inquietante della storia non è un allenatore che insulta, sbaglia e almeno si scusa davanti alla telecamere per la cazzata fatta. No, la parte inquientante è l’incredibile numero di tifosi che dà ragione a Sarri non perché omofobi o d’accordo con lui, ma perché l’allenatore della propria squadra del cuore attualmente prima in classifica va difeso anche se entra con una mitraglietta in una scuola materna:
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…dimostrano che non siamo un paese civile

Le motivazioni addotte per giustificare Sarri sono prese pari pari dal decalogo del Partito Benaltrista: ogni volta che succede qualcosa, è Ben Altro la priorità: come se gli schifosi insulti di cui sono oggetto i tifosi del Napoli ogni domenica negli stadi d’Italia fornissero una giustificazione per gli insulti a Mancini. Come se l’incoerenza di Mancini di fronte a quegli insulti giustificasse gli insulti a lui. Ma soprattutto con una certezza: se fosse stato Roberto Mancini a insultare dando del “frocio” e del “finocchio” a Maurizio Sarri, gli stessi tifosi che oggi giustificano Sarri sarebbero stati comunque con lui e contro Mancini. Perché in Italia la verità e la coerenza sono un riflesso condizionato che dipende da chi ha detto cosa. Se è un mio amico (o un mio idolo) ha ragione lui. Ecco perché la serata di ieri più che la presunta omofobia di Sarri dimostra che non siamo un paese civile.