Cultura e scienze

Santoro vuole comprare l’Unità?

lerner scalfari santoro

Michele Santoro vuole comprare l’Unità. Negli ultimi mesi il giornalista ha incontrato l’ad di Unità srl, Guido Stefanelli, per farsi un’idea della situazione del giornale che da oltre un anno vive una crisi infinita. Lo scrive oggi La Stampa in un articolo a firma di Andrea Carugati:

Fonti dell’azienda smentiscono che ci sia una trattativa in corso con il conduttore. Ma confermano che negli ultimi mesi, dopo la nascita del governo gialloverde, l’interesse per l’Unità «è tornato a crescere». Tanto che lo stesso gruppo Pessina (che detiene il 100% di Unità srl) sta pensando a un ritorno in edicola a inizio 2019, con una redazione ridotta all’osso.

Una scelta finalizzata a valorizzare la testata, anche in vista di una possibile cessione a una nuova cordata di soci. Cessione che ad oggi non è in agenda, anche se ci sono state manifestazioni d’interesse. Una è quella di Santoro, uomo di sinistra molto geloso della sua autonomia, per un periodo socio al 7% del Fatto quotidiano con la società Zerostudio’s, fino all’uscita nel 2017, dovuta anche alla mancata condivisione della linea filo-M5S.

marco travaglio michele santoro

Da leggere: Toninelli e i 180 milioni per le buche di Roma spariti

Di qui il rinnovato interesse per l’Unità, che si era già manifestato quando il giornale aveva chiuso nel 2014:

In quel caso però il Pd a guida Matteo Renzi aveva scelto di favorire l’arrivo dei Pessina, che hanno confezionato un prodotto molto filorenziano (sotto la guida prima di Erasmo D’Angelis e poi di Sergio Staino) che non ha riscontrato il favore dei lettori, fino all’uscita dalle edicole.

Ora il Pd è definitivamente fuori dalla compagine dell’Unità, dopo aver perso la quota del 20% che era controllata dalla fondazione Eyu guidata dal tesoriere Francesco Bonifazi. Nelle ultime settimane si era diffusa la voce che la stessa Eyu fosse interessata a comprare la testata, ma l’azienda smentisce categoricamente.

Leggi sull’argomento: Lanzalone e Virginia Raggi “segretaria”