Economia

Sanità, costi standard e demagogia

I costi standard sono l’uovo di Colombo per i risparmi nella sanità. Solo che non funzionano, a quanto pare. Sono circa dieci anni che la proposta di pareggiare al prezzo minimo i costi per l’approvvigionamento dei materiali che servono negli ospedali e nelle strutture sanitarie pubbliche è sul tavolo. Secondo gli esperti ci sarebbero 15 miliardi l’anni di troppo in costi sperequati per medicinali, materiali e prodotti: si fa sempre l’esempio di una siringa che costa il triplo in un ospedale rispetto a quella comprata in una regione vicina. Oggi sull’argomento torna Sergio Rizzo sul Corriere della Sera:

Supponendo che il livello qualitativo delle prestazioni sia identico e considerando l’inflazione, ci sarebbero 15 miliardi l’annodi troppo. Lo sanno anche i tecnici che daanni si affannano intorno ai cosiddetti costi standard. Non è possibile che una siringa acquistata da un certo ospedale abbia un prezzo triplo di quella comprata da un ospedale della Regione vicina, argomentano giustamente. Ma nonostante gli studi, le discussioni, le simulazioni, la montagna ha partorito il topolino. Il risultato della prima applicazione dei costi standard sa tanto di presa in giro. Eppure per il buonsenso non dovrebbero esserci dubbi: il costo standard è semplicemente il più basso. Per le siringhe, i bisturi, le garze, l’albumina, lemacchine da tac. Un concetto inattaccabile.Tradurlo in pratica comporterebbe risparmi enormi e crediamo immediati, senza pregiudicare la qualità del servizio.

costi standard tabella
(Tabella del Sole 24 Ore sui costi standard – 2010)

Perché non si segue questa strada?

Dicono che è impossibile, talmente differenti sarebbero le condizioni da Regione a Regione.Sospettiamo che il motivo sia lo stesso per cui non si riduce il numero abnorme delle stazioni appaltanti, nè si adotta un regolamento edilizio unico per tutti i comuni. Si metterebbe pesantemente in discussione il principio di «autonomia» regionale, che talvolta è solo «autonomia»dello spreco e del disservizio. Per di più nel settore dove girano i soldi veri: ben oltre metà del bilancio delle Regioni. Meglio tenersi le venti sanità diverse, con gli ospedali mai aperti e le asl magari piene di medici ma senza infermieri. E tutto quel grasso intorno. La nostra Costituzione,secondo cui tutti i cittadini hanno uguali diritti, può serenamente attendere.

Quello che si dimentica periodicamente è che la questione di costo standard è di per sé discutibile. Vero è, ad esempio, che quando si tratta di una siringa è (abbastanza) facile scegliere la meno costosa, nel caso di altri acquisti non è poi così semplice valutare il massimo risparmio come scelta migliore per il cittadino (oltre che per lo Stato). Sicuri di poter sostituire la parola “siringa” con tutti gli altri acquisti del servizio sanitario nazionale, e scegliere un prodotto cinese a cuor leggero solo perché costa meno. Sull’organizzazione dei costi standard, poi, la verità è che ci sono resistenze sia a livello di regioni che nazionale: i costi standard farebbero perdere metà dei fondi che attualmente sono stanziati per la sanità. C’è la voragine del Lazio, quella del Piemonte, quella di alcune regioni del Mezzogiorno: per molti significherebbe miliardi di euro in meno. Ma il problema di fondo è che il meccanismo del Patto per la Salute questo lo prevede, ma tutti i risparmi, secondo la regola, dovrebbero essere reinvestiti nella sanità. Invece questo non accadrà, o meglio: la politica vorrebbe scegliere altre spese come priorità. Recuperare efficienza dovrebbe garantire maggiore qualità nel settore. Invece la sanità è considerata il deposito di Zio Paperone. Sta tutto qui il problema. Tutto il resto è demagogia.

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