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San Michele: il ristorante dei De Pedis non pagava l’affitto al Comune

enrico de pedis

Il ristorante-pizzeria San Michele si trovava su Porto di Ripa Grande, a poca strada dalla Bocca della Verità, a Roma. I tavoli, le cucine e la grande veranda che affacciavano sul lungotevere Ripa occupavano i locali comunali del Complesso monumentale San Michele, antico ricovero per fanciulli e oggi gioiello del patrimonio storico-artistico della Città eterna ed erano gestiti da Luciano De Pedis, fratello maggiore di Enrico De Pedis detto Renatino, per molto tempo accusato di essere uno dei capi della Banda della Magliana e morto il 2 febbraio 1990 in un agguato in via del Pellegrino. Racconta oggi il Messaggero che ha messo la storia in prima pagina:

Nel 2008 il San Michele ricevette un primo ordine di chiusura per morosità dal Comune contro cui, però, si oppose presentando un ricorso al Tar del Lazio ottenendo una sospensione. Il provvedimento, tuttavia, non è stato più portato avanti con atti amministrativi davanti ai magistrati nell’ultimo anno, tanto che di recente il Tribunale ha dichiarato il ricorso «perento», ossia estinto.

Dando modo così al I Municipio, quello del Centro storico capitolino, di emettere la nuova ordinanza di chiusura che i vigili urbani del I Gruppo Trevi hanno eseguito nella serata di sabato.

I sigilli, dunque, arrivano dopo ben dieci anni dal primo ordine di sfratto e dopo che per lungo tempo le casse comunali hanno subito un danno erariale. L’ennesimo nell’ambito dello scandalo affitti che ha visto per anni il patrimonio immobiliare pubblico romano svenduto o dato in locazione per una manciata di euro anche in zone di pregio, senza controlli.

«Sabato sera sono state eseguite anche altre ordinanze nei confronti di altre attività per il ripristino della legalità in Centro e continueremo su questa strada», afferma Tatiana Campioni, assessore alle Politiche del Commercio e dell’Artigianato del I Municipio.

ristorante san michele de pedis

Luciano De Pedis acquistò il San Michele in precedenza gestito da Giuseppe De Tomasi, detto Sergione, un tempo molto amico del fratello e padre di Carlo Alberto, che fu indiziato di avere fatto nel 2005 la telefonata a Chi l’ha Visto? che indicò il luogo della sepoltura dell’ex boss morto ammazzato in via del Pellegrino: la Basilica di Sant’Apollinare (notizia peraltro all’epoca già pubblica perché raccontata proprio dal Messaggero).

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