Economia

A San Marino lo spettro del crac delle banche

Wafik Grais, 69 anni, è presidente della Banca centrale della Repubblica di San Marino (Bcsm) dal 24 febbraio 2016. E, scrive oggi Mario Gerevini sul Corriere della Sera, ha anche una bella gatta da pelare. Ovvero, due miliardi di euro di crediti deteriorati nei bilanci delle sei banche locali, in gran parte originati da clientela italiana:

Si tratta della metà dei crediti totali erogati dalle banche sammarinesi, il 140% del Pil. Per dare un’idea, siamo a livello di Cipro 2012 o Grecia 2013. I mesi sono passati e nessuno si è preoccupato di quella tabella finché in piena estate una voce istituzionale ha dato la sveglia e messo i concittadini di fronte alla neanche troppo remota ipotesi di un default di Stato. «Ci sono 1,9 miliardi di npl – ha detto Giuseppe Morganti, ministro per la Cultura del moribondo governo in carica – dobbiamo dare piena fiducia e autonomia ai vertici di Banca centrale (…), di fatto siamo di fronte a una catastrofe».
L’Associazione delle banche sammarinesi (Abs) non nasconde il problema ma ridimensiona le cifre, nell’ordine di centinaia di milioni. L’incertezza regna sovrana: l’esatta dimensione e composizione banca per banca dello stock di crediti deteriorati (per esempio: quante sono vere sofferenze? Quante e quali le coperture?) è il mistero di agosto. Così è scesa in campo la Banca centrale mentre il governo di centrosinistra ha perso un pezzo della coalizione e rischia di alzare bandiera bianca da un momento all’altro.

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Il sistema bancario di San Marino (Corriere della Sera, 24 agosto 2016)

Grais è un banchiere centrale autonomo, e proprio per questo potrebbe far paura a un sistema paludato e i cui legami sono a volte inconfessabili:

A San Marino banche e politica hanno sempre viaggiato separati come Prosecco e Aperol in un bicchiere di Spritz. Ma Grais ha il pregio di essere autonomo ed estraneo al mondo sammarinese e dunque, pur nei limiti delle sue deleghe, fa paura. Del resto che ci sia una gigantesca mina piantata sotto il Titano, e non solo nei bilanci delle banche, lo stanno realizzando tutti. Secondo voci insistenti, tra gli npl, in gran parte di origine immobiliare, ci sarebbero anche crediti erogati senza particolari garanzie ad alcuni movimenti politici e loro esponenti.
Gli istituti di credito restano, anche se molto meno di un tempo, un pilastro fondamentale dell’economia della Repubblica che comunque già è stata in grado di uscire da periodi di gravissima crisi (il drastico calo della raccolta bancaria e il dimezzamento degli istituti). Il più importante è la Cassa di Risparmio di San Marino che nelle ricapitalizzazioni già ha drenato molte risorse statali e di fatto è in mano pubblica. Nei suoi bilanci sarebbe concentrata oltre la metà dei crediti deteriorati. E’ soprattutto lì che il problema andrà risolto. Per evitare che con la sua banca salti per aria anche la Repubblica.