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Salvini vuole un referendum per bloccare lo stop alle auto diesel e benzina, ma non si può fare

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Nei giorni scorsi, all’interno del pentolone delle tante promesse elettorali fatte via social e durante i comizi in lungo e in largo, Matteo Salvini ha detto che – una volta al governo, ma anche in caso contrario – porterà avanti la sua battaglia: indire un referendum affinché l’Italia attui il regolamento europeo che prevede, nel 2035, lo stop alla produzione di automobili alimentate da diesel e benzina. Una consultazione popolare per abrogare una normativa sovranazionale che, ovviamente, non si può fare (se non per puro spirito consultativo).

Salvini e il referendum sullo stop a diesel e benzina che non si può fare

Nel corso di un intervento sul palco di Rivoli (Torino) il leader della Lega ha accusa l’Unione Europea di voler favorire la Cina nel mercato dell’automotive, parlando di quella norma (in realtà è un regolamento) che punta a ridurre le emissioni di Co2 dai mezzi di trasporto, cercando di condurre le aziende produttrici a puntare sull’elettrico.

“Visto che i geni dell’Europa hanno approvato una norma che mette fuori legge le auto a benzina e diesel dal 2035, è una follia, significa distruggere il settore dell’auto in Italia, significa licenziare a Torino per dare lavoro a Pechino, allora cosa propone la Lega? Se ci darete la forza di andare al governo un bel referendum popolare in Italia per bloccare questa follia”.

Peccato che la proposta di un regolamento simile sia del tutto illogica e, soprattuto, non potrebbe avere conseguenze. Il motivo lo spiega al quotidiano “La Repubblica” Francesco Costamagna, esperto di diritto europeo e docente della materia all’Università di Torino.

“Non è possibile sottoporre a referendum un regolamento europeo, perché il referendum abrogativo, secondo l’articolo 75 della Costituzione, è previsto solo per leggi o atti aventi il valore di leggi e quindi non su un regolamento”.

Il referendum proposto da Salvini, dunque, sarebbe rigettato dalla Corte Costituzionale per questo principio che renderebbe il tutto inammissibile. Inoltre, lo stesso professore spiega:

“L’Italia, in quanto Paese membro dell’Unione europea, non può legiferare in senso contrario rispetto a un provvedimento di Bruxelles che, per altro in questo caso, non prevede alcuna ratifica da parte dei Paesi membri. Il regolamento europeo, infatti, una volta approvato da Bruxelles, entra automaticamente all’interno della legislazione nazionale ed è vigore”.

Un referendum abrogativo, dunque, non si può fare. L’unica mossa potrebbe essere un referendum consultivo per verificare il “sentiment” dei cittadini su questo tema. Ma tutto ciò non porterebbe all’abrogazione del regolamento europeo, in quanto il suo valore non sarebbe vincolante.

(foto IPP/Mario Romano)