Economia

Salvini, Romeo e la Lega che non è più No Euro

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Il primo era stato Giancarlo Giorgetti, quando ancora la Lega era no-euro. Poi più qualche mese fa c’era stata Francesca Donato, la presidente del Progetto Eurexit, che appena era stata eletta al Parlamento europeo non ha perso tempo ad accantonare l’idea di un’uscita dall’euro o dall’Unione Europea. Più di recente Matteo Salvini durante la puntata di Otto e Mezzo di due giorni fa aveva avuto modo di ribadire che la Lega non vuole uscire dall’euro e non vuole uscire dall’Unione Europea.

La Lega ha davvero accantonato l’idea di uscire dall’euro?

Oggi è toccato al capogruppo in Senato della Lega Massimiliano Romeo dire ad Omnibus su La7 che «nessuno vuole uscire dall’euro». Eppure ancora oggi nella Lega ci sono parlamentari che ritengono che l’uscita dalla moneta unica non solo sia necessaria ma addirittura doverosa. Dire che “nessuno” nella Lega vuole uscire dall’euro sembra un’esagerazione visto che ad esempio l’onorevole Claudio Borghi continua ad avere tra le regole del suo profilo Twitter quella che prevede il “click” (vale a dire il blocco) nei confronti di chi dice «eh, ma la lega non è veramente contro l’euro» oppure di chi non capisce o fa finta di non capire che «la rinegoziazione dei trattati INCLUDE la moneta».

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Chissà se Claudio Borghi ha già provveduto a fare click nei confronti di Romeo e di Salvini. Quello che è certo è che fino al programma delle politiche del 2018 la Lega effettivamente proponeva di uscire dall’euro. Anche se lo diceva in maniera poco chiara, parlando appunto di revisione dei trattati europei, compresi quelli che istitutivi della UE e che hanno dato vita alla moneta unica. Ed anche lo stesso Romeo un paio di anni fa spiegava che «un futuro oltre l’euro è possibile, siamo pronti a raccogliere la sfida» e invitava i leghisti a partecipare al convegno basta euro con Salvini, Borghi e il futuro senatore Alberto Bagnai.

Parlateci dell’uscita dall’euro!

Non si capisce bene quando e come la Lega sia passata dall’essere un partito dichiaratamente e ferocemente no euro, che ha candidato e fatto eleggere numerosi no-euro come Borghi, Bagnai, Salvini, Romeo (e Donato e Rinaldi all’Europarlamento) all’essere un partito dove “nessuno” vuole uscire dall’euro. Ma non c’è di che stupirsi. La Lega ha già usato i no-euro italiani per andare al potere nel 2018, salvo poi dimenticarsi di tutte le promesse quando l’uscita dall’euro non venne inserita nel contratto di governo. I no euro hanno così dovuto spiegare che loro continuano ad essere a favore dell’uscita dalla moneta unica ma che non lo farebbero mai «senza pieno mandato democratico a farlo».

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Quindi se la Lega non chiederà esplicitamente (e non con giri di parole) agli italiani se vogliono uscire dall’euro significa che nessuno nella Lega vuole farlo. L’alternativa ovviamente è il famoso Piano B di Paolo Savona, che prevede l’uscita dall’euro di notte e senza dirlo a nessuno. Un’opzione questa però non molto democratica. E per  un partito che ha scoperto la prima metà dell’articolo 1 della Costituzione è un bel guaio. Il giochino è sempre lo stesso, quello del bastone e della carota per spingere gli anti-euro a continuare a credere che in un futuro remoto l’Italia uscirà dall’euro grazie alla Lega (e a votare il partito di Salvini). Chissà fino a quando i no-euro si faranno prendere per il naso. In tutto questo ovviamente nessuno ha ancora spiegato come (e a quale costo) si potrà materialmente realizzare il sogno dei no-euro. Esattamente come è andata a finire per la flat tax.

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