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Perché il Capitano Volante è nei guai

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Ci sono trentacinque trasferte sotto la lente per l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Di cui 21 con il bimotore Piaggio 180 e 14 con gli elicotteri. In un caso anche un velivolo dei vigili del fuoco. Tutte trasferte in cui il Capitano abbinava un evento istituzionale e i comizi. In Abruzzo, in Sicilia, in Calabria, in Sardegna, in Puglia, nelle Marche, in Campania. In altre occasioni, solcava i cieli dopo impegni ufficiali per raggiungere in tempo utile gli studi tv di Barbara D’Urso e poi cenare ad Arcore con Silvio Berlusconi. Gianluca Di Feo su Repubblica spiega oggi perché il Capitano Volante è nei guai:

Salvini ovviamente giustifica il suo operato: «Se il ministro dell’Interno, che deve lottare contro mafia, camorra e ‘ndrangheta, prende l’aereo della polizia per andare a consegnare a una parrocchia di una comunità dimenticata dalla regione come Platì, una villa confiscata alla ‘ndrangheta e poi prima di tornare a Roma passa per Catanzaro (per un comizio leghista, ndr), ha diritto di farlo o no?». I magistrati ritengono di no.

La prima a sostenerlo è stata la procura della Corte dei Conti, che ha escluso il danno erariale ossia il fatto che quelle missioni ad alta quota avessero un costo straordinario, ma ha ritenuto «illegittima la scelta di consentire l’uso dei velivoli per il trasporto del ministro e del suo staff». Adesso anche la procura di Roma ha iscritto Salvini nel registro degli indagati: trattandosi di un membro del governo, deve occuparsene il Tribunale dei ministri che definirà l’eventuale reato. In passato, il Tribunale ha ritenuto che in un caso simile – gli elicotteri dei carabinieri impiegati dall’allora sottosegretaria Michela Vittoria Brambilla – si potesse configurare l’abuso d’ufficio e il peculato. Ma poi il Parlamento ha negato l’autorizzazione a procedere. Nessun ministro degli Interni, pur avendo gli stessi compiti nella lotta alla criminalità e identiche misure di protezione, aveva mai sfruttato tanto i bimotori della polizia.

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I voli di Stato di Matteo Salvini (Il Fatto, 12 dicembre 2019)

E quelli contestati a Salvini non sono voli di Stato. La definizione infatti riguarda solo i viaggi dei jet del 31° stormo dell’Aeronautica, che vengono autorizzati da un ufficio della Presidenza del Consiglio:

Dopo l’andazzo allegro dello scorso decennio, con Airbus spediti al Gran Premio di Monza e un Viavai di Falcon che scaricavano a Villa Certosa musicanti e ballerine, sono stati introdotti criteri molto rigidi e una trasparenza totale. I mezzi del Corpo invece sfuggono a questi controlli e — secondo il regolamento varato nel 2015 — possono essere usati straordinariamente da uomini di governo solo «in presenza di comprovate ed inderogabili esigenze di trasferimento nelle ipotesi in cui si richieda un’attività di coordinamento e direzione politico/operativa». Erano “inderogabili” le esigenze di Salvini, che andava a Pescara unendo un comitato per l’ordine pubblico e l’apertura della campagna elettorale decisi mesi prima?

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