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Il "giudice" Salvini ha già deciso che a Voghera è stata legittima difesa | VIDEO

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Matteo Salvini in queste ore è tornato a commentare i fatti di Voghera, città in cui negli scorsi giorni l’assessore alla sicurezza Massimo Adriatici ha esploso un colpo di pistola che ha ferito mortalmente il cittadino marocchino di 39anni Youns El Boussetaoui. Il leader del carroccio è tornato su uno dei temi a lui più cari: la legittima difesa. Come se il Covid stesse lentamente sparendo, il dibattito politico torna alla fine del 2019. Con il governo in difficoltà sulla giustizia, e Salvini che si batte per ampliare il perimetro giuridico della legittima difesa. Solo che il Covid non sta lentamente sparendo. “Altro che far west a Voghera, si fa strada l’ipotesi della legittima difesa”, ha commentato Salvini. Poi ha continuato, schierandosi apertamente a difesa dell’assessore leghista “Docente di diritto penale, ex funzionario di polizia, è stato vittima di una aggressione e ha risposto accidentalmente, è partito un colpo che purtroppo ha ucciso un cittadino straniero con precedenti”.

Il “giudice” Salvini ha già deciso che a Voghera è stata legittima difesa. Le opposizioni vogliono chiarezza

Il concetto di garantismo perde di senso se esasperato. E’ giusto che la giustizia faccia il suo corso e si accertino gli sviluppo dei fatti, nessun dubbio su questo. Ma per uscire dalla cavillosità del rapporto tra politica e potere esecutivo, forse sarebbe stato opportuno che Salvini facesse un passo indietro o che si limitasse ad essere spettatore di quello che stava accadendo. La responsabilità penale è personale, non partitica.

“Un fatto gravissimo. Senza precedenti nella storia della nostra città. Sarà la magistratura a stabilire come è andata la vicenda che è sfociata con la morte di un 40enne marocchino: non sta certo a noi emettere giudizi e sentenze. Quello che stigmatizziamo, per ora, è che l’assessore alla sicurezza, in quota Lega, girasse armato senza alcun motivo – scrive in una nota il Pd di Voghera – Noi contrasteremo sempre una idea della garanzia della sicurezza esercitata a prescindere dal ruolo legittimo dello Stato e delle forze dell’ordine che lo rappresentano. E’ indegna di un paese democratico – si legge ancora nella nota – una cultura che consegna al singolo l’idea di ‘farsi giustizia’, come se fosse un fatto personale, con il rischio che la cultura dell’odio faccia poi degenerare qualsiasi cosa, come è accaduto. Senza entrare nel merito delle indagini, chiediamo al sindaco di dare un segnale immediato e di revocare le deleghe all’assessore”.