Attualità

Non usate il bambino con la maglietta rossa per lavarvi la coscienza

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Ieri sera su Rai Tre è andata in onda la prima puntata di Alla Lavagna che ha avuto come primo ospite il ministro dell’Interno e papà Matteo Salvini. Il concetto della trasmissione è abbastanza semplice: ogni sera un personaggio famoso o un politico (soprattutto quest’ultima categoria) si sottoporrà alle domande di una classe di bambini. Dal momento che si tratta di un format televisivo prodotto da Endemol Shine Italy non si tratta di una vera classe, ed è girato (almeno in parte) nella scuola dell’Infanzia Giacomo Leopardi che fa parte dell’Istituto comprensivo parco della Vittoria a Roma.

Il ministro-papà Salvini Alla Lavagna

I diciotto bambini – che hanno dai 9 ai 12 anni – dovrebbero rappresentare la “spontaneità” dell’infanzia che si confronta con i grandi temi della politica e dell’attualità, magari un po’ prendendo in giro l’ospite di turno. Si tratta di una classe “multietnica” che vuole essere rappresentativa delle vere classi italiane. Ma in modo bonario – e imbarazzante – come si vede quando uno dei bimbi dice a Toninelli che assomiglia ad Harry Potter (per gli occhiali tondi ça va sans dire).

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Gli “alunni” della “classe” di Alla Lavagna Fonte: Raiplay 

Le riprese sono Il format originale è il francese “Au Tableau!” andato in onda su C8, che è diventato famoso dopo la partecipazione del Presidente Emmanuel Macron. Il programma ha anche una versione internazionale, dal titolo “Facing the Classroom”, che è andata in onda anche in Libano, Belgio, Polonia e Nuova Zelanda. Tornando in Italia la trasmissione ricorda un po’ Chi ha incastrato Peter Pan (che era sempre una produzione Endemol) un po’ più serioso e senza la mediazione di un conduttore adulto. Ma questo non vuol dire che sia la versione televisiva de Il signore delle mosche, anzi. Gli adulti ci sono, solo che non si vedono.

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Il fake di Salvini su Twitter

Nelle trenta puntate di questa prima stagione i bambini-attori del programma intervisteranno personaggi come Rita dalla Chiesa, Milena Gabanelli, Antonio Di Pietro, Antonio Tajani, Debora Serracchiani, Daniela Santanchè, Maurizio Gasparri, Walter Veltroni e Massimo D’Alema. Per tutti la “prova” sarà quella di sottoporsi «alle impertinenti domande di una classe di 18 agguerritissimi bambini» (almeno così dice la nota stampa di Rai Tre). È incredibile quanti politici, che a parole dicono che non bisogna strumentalizzare l’infanzia, abbiano accettato di prestarsi al giochino. La realtà dei fatti è che le domande del programma sono le stesse che vengono fatti nei vari talk show dei grandi. Perché non c’è nulla di naturale e spontaneo nelle domande dei bambini, che sembrano molto più ingessati e meno spigliati dell’ospite. Ma è naturale: in fondo anche se si tratta di bambini che hanno partecipato ad un casting dall’altra parte dell’aula ci sono adulti che hanno senza dubbio più mestiere, essendo da anni quasi ogni giorno ospiti di uno studio televisivo.

L’inutile polemica sul bambino con la maglietta rossa

E non è proprio vero che a Alla Lavagna! gli adulti hanno il coraggio di parlare di aspetti della propria vita privata su cui sono generalmente più restii. Torniamo a Salvini;  ieri il ministro durante la presentazione del calendario della Polizia di Stato aveva parlato degli scioperi organizzati alla scuola del figlio “contro di lui”: «la prima per il decreto sicurezza, la seconda per Scuole sicure». Il ministro ha raccontato: «Mi ha chiesto: che faccio? Io gli ho detto che era autorizzato a non andare a scuola, magari però senza andare in corteo perché se lo becca un giornalista magari papà non fa una bella figura». Ai bambini di Rai Tre  quando ha dovuto affrontare il tema delle fake news ha risposto dicendo di aver detto a suo figlio Federico (che fa la seconda liceo) che “una copiatina ogni tanto va bene” ammettendo che si possono dire bugie.  Nessuno in aula ha battuto ciglio, perché? Perché un conto è leggere una domanda un conto è sapere identificare una risposta che sposta l’argomento della questione. Non si può fare una colpa ai piccoli conduttori del programma, in fondo anche giornalisti più navigati lasciano agli intervistati molta libertà nelle risposte. Risulta poi poco credibile che gli stessi bambini che prima dell’ingresso in aula di Salvini avevano una molto vaga idea di chi fosse poi abbiano fatto domande “importanti” e pesanti come quella sul razzismo e sul sovranismo (che per altro Salvini ha spiegato in un modo ridicolo).

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Il programma insomma è noioso, e la trovata dei bambini che intervistano i grandi lascia il tempo che trova perché è evidente che le domande sono preparate mentre i siparietti comici sembrano mettere in imbarazzo più i bambini che l’ospite. Ieri però anche quelli che non hanno visto la puntata si sono soffermati su un particolare: la foto di classe. Alla fine della trasmissione i bambini chiedono di farsi una foto con Salvini, che graziosamente acconsente, tutti sono al settimo cielo tranne uno: il bambino con la maglietta rossa che è subito diventato l’eroe del movimento anti-salviniano dell’Internet.

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Il fake di Salvini ha scherzato sulla cosa, memore di quando attaccava i buonisti con la maglietta rossa, e del resto sembra tutto troppo bello per essere vero. Proprio quando Salvini va in classe c’è un bambino molto distinto con una polo rossa (forse la produzione ha giudicato l’idea del Rolex eccessiva). Dal momento che quel bambino è l’unico che se ne sta in disparte è diventato l’eroe della sinistra. Ma è solo un bambino che per di più ha partecipato ad un format televisivo. Fatte le debite proporzioni sarebbe come dire che ogni litigio sull’Isola dei Famosi o al Grande Fratello è una dichiarazione di guerra contro il sistema televisivo. Alla Lavagna è il mix perfetto tra i servizi gossippari dei rotocalchi del pomeriggio e quelli di “approfondimento” dei talk di prima serata. Le domande sono scritte e concordate con l’ospite, così come accade anche nei programmi “dei grandi”.

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In realtà anche il bambino con la maglietta rossa ha festeggiato, magari era un filo fuori tempo con la foto

Il bambino con la maglietta rossa non è il nuovo Segretario del PD e non ha senso nemmeno strumentalizzare la foto – così come non aveva senso il post sul tema del bimbo di Padova – per dimostrare che in Italia qualcuno non è d’accordo con Salvini. Le elezioni di marzo hanno ampiamente dimostrato che la maggioranza degli italiani non ha votato Salvini, i sondaggi di questi giorni raccontano che in questi mesi il vicepremier ha raccolto consensi ma non ha il gradimento della maggioranza assoluta degli italiani. Che bisogno c’è di usare un bambino?

 

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