Economia

Salva-Roma: così i debiti di sette città saranno pagati da tutti gli italiani

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Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, stamattina su Twitter ha attaccato Salvini: «“I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani!”, aveva giurato. Falso: pagheremo quelli di Roma e anche quelli di Alessandria, Catania e Messina (cdx), Torino (M5S) e Reggio Calabria (csx)». Il suo tweet non è stato molto apprezzato dai commentatori, che hanno tenuto a ricordargli che “I debiti di Roma sono quelli provocati dalla Mafia piddina!!! Ipocrita!!!”.

Così i debiti di sette città saranno pagati da tutti gli italiani

Il che è vero, diciamo, se con “Mafia piddina” si riferisce al partito e non vuole alludere ad altro. Ma è vero anche la veridicità di una delle due affermazioni non smentisce mica l’altra. Gori si sta infatti riferendo all’ultima versione del decreto salva-Roma, con l’accollo statale del maxi bond 2004 del Campidoglio da 1,4 miliardi (3,6 con gli interessi), che aveva rischiato di far chiudere a fine aprile il governo giallo-verde a causa del no leghista. Gori ricalca in modo più esplicito le critiche contenute nell’articolo firmato da Gianni Trovati sul Sole 24 Ore oggi. Il Salva-Roma interessa sette città: due sono targate M5S (Roma e Torino), tre sono di centro-destra (Alessandria, Messina e Catania), una di centro-sinistra (Reggio Calabria, a cui si allunga a 20 anni anche il rientro dall’extradeficit) e una è “arancione” (Napoli).

C’è una novità. Per Torino, Napoli, Messina e Catania, cioè per la nuova categoria di «Comuni capoluogo di città metropolitane» in crisi, viene creato un fondo da 510 milioni (20 quest’anno, e 35 annui nel 202033)che carica sullo Stato il pagamento dei loro mutui. E la dote viene raccolta pescando da un fondo che la manovra 2018 aveva pensato di destinare ai progetti nell’ambito di Industria 4.0. Nei prossimi 14 anni, 490 milioni andranno ai debiti delle città in crisi. E altri 20 finiranno ad Alessandria.

Quindi si tolgono soldi agli investimenti (privati, in questo caso) che possono essere chiesti da tutte le imprese per favorire le amministrazioni comunali che invece dovrebbero ripianarli da sé. Tutto questo da parte di un ministro e di un governo che dicono di tenere agli investimenti. E non finisce mica qui.

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Il debito dei comuni (La Repubblica, 25 aprile 2019)

Perché nell’articolo si spiegano altre due cose. La prima è che in teoria dovrebbe funzionare così:

Nell’idea originaria sarebbero stati i risparmi dalla rinegoziazione dei debito romano a finanziare gli aiuti agli altri Comuni. Ma il lungo scontro politico su una norma ad alto tasso tecnico ha cambiato il quadro. La super-obbligazione capitolina che andrà allo Stato cancellando il contributo annuale del Tesoro al commissario promette risparmi più o meno consistenti. Che resteranno al bilancio statale.

La seconda è che invece nella pratica andrà così:

Il commissario dovrà rinegoziare gli altri mutui, che però non sono molti perché il grosso è già stato ristrutturato o è a tasso variabile. Si tratta di circa 150 contratti: i risparmi potrebbero valere qualche decina di milioni: quando e se arriveranno, alimenteranno il fondo per i mutui delle città in crisi.

Insomma, c’è la ragionevole certezza che almeno una parte dei debiti delle città “salvate” dal Salva-Roma saranno pagati dalla fiscalità generali. Ma se andasse male (e la legge di Murphy dice che se una cosa può andar male, lo farà) la fiscalità generale potrebbe accollarsi il conto completo “tranne qualche decina di milioni”. Ma siamo nell’era dell’ottimismo, perché essere pessimisti?