Economia

La Giunta Raggi, il salario accessorio, i sindacati furiosi e i rischi di danno erariale

virginia raggi daniele frongia

Sul salario accessorio oggi come sempre hanno vinto tutti. Virginia Raggi sostiene che la sua proposta è piaciuta al governo. Il governo (rappresentato dal sottosegretario De Vincenti) dice che le decisioni spettano alla sindaca, così come le eventuali responsabilità. I sindacati si felicitano per il clima positivo ma intanto preparano la class action per il recupero della quota B di produttività 2015. Cosa è successo veramente?

La Giunta Raggi e il salario accessorio

Ricapitolando: quando si fa riferimento al salario accessorio si parla dei 340 milioni di euro che il Campidoglio dovrebbe restituire allo Stato per i “premi a pioggia” pagati ai dipendenti comunali sotto forma di salario accessorio tra il 2008 e il 2012, in maniera «illegittima», secondo l’Ispettorato generale di Finanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel frattempo 23 mila dipendenti capitolini sono ancora in attesa di ricevere i premi per la produttività del secondo semestre 2015, congelati da Tronca in attesa di una soluzione della vicenda dei rimborsi. Come al solito bisogna interpretare ciò che dice la sindaca per capire cosa sta accadendo: “È stato un incontro molto positivo, non sono state rilevate criticità sulla soluzione proposta dal Campidoglio riguardo al salario accessorio“, ha detto la Raggi al termine del tavolo a Palazzo Chigi. «La nostra soluzione è quella di effettuare il pagamento della parte accessoria del salario dei dipendenti capitolini utilizzando un meccanismo che ci viene concesso visto che siamo riusciti a fare delle economie di gestione». Di quali economie di gestione stiamo parlando? Il Comune avrebbe messo a punto una proposta che prevede il recupero dei fondi per il salario accessorio utilizzando le economie di gestione maturate con il piano di riequilibrio triennale, siglato tra Roma Capitale e il Governo, che prevedeva risparmi strutturali di spesa per circa 440 milioni. Stiamo parlando, a scanso di equivoci, del Piano di riequilibrio strutturale predisposto dall’allora assessora al bilancio della giunta Marino Silvia Scozzese, che oggi è commissaria del debito di Roma Capitale. Tecnicamente la giunta Raggi sta sfruttando una soluzione approntata all’epoca dalla giunta Marino per un duplice obiettivo: recuperare le somme indebitamente erogate negli anni passati ai lavoratori capitolini con la contrattazione decentrata (circa 340 milioni) e continuare a pagare il salario accessorio agli stessi dipendenti. Avete sentito quanto sta cambiando il vento, vero?

Il rischio di danno erariale

E il governo cosa ha risposto? Il sottosegretario Claudio De Vincenti ha ricordato che la questione «rientra strettamente nell’autonomia decisionale e nella responsabilità della Amministrazione comunale». In sostanza, l’amministrazione chiederà uno “sconto” sulla restituzione dei soldi illegittimamente versati. Anche perché, in questo contesto, sbloccare unilateralmente le risorse per i premi arretrati, esporrebbe l’amministrazione comunale a una possibile azione della Corte dei conti, per l’ipotesi di danno erariale. Con questa soluzione la Giunta Raggi impegna gran parte dei risparmi strutturali per tappare il buco del salario da restituire per le elargizioni dell’epoca di Alemanno e per la quota di produttività che avrebbe dovuto essere erogata nel 2015 per Atto Unilaterale dalla Giunta Marino. Utilizzando così tutti i risparmi strutturali di spesa derivati dal piano di riequilibrio triennale.

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Il volantino della FP/CGIL che prepara l’azione legale sul salario accessorio

Qui però c’è un altro problema. Il MEF aveva messo nero su bianco nel 2015 che all’erogazione del salario accessorio non era corrisposto un «ampliamento dei servizi esistenti che richiedano un aumento delle prestazioni del personale». Se ora questi soldi venissero corrisposti senza che in effetti ci sia stato alcun ampliamento o miglioramento dei servizi esistenti, l’atto del Comune potrebbe essere ritenuto illegittimo. Per questo, forse, il sottosegretario De Vincenti ha sottolineato l’autonomia ma anche la responsabilità del Comune sulle sue decisioni.

I sindacati sul piede di guerra

Intanto i sindacati sono sul piede di guerra. “Da domani si inizieranno a raccogliere le adesioni dei dipendenti capitolini al ricorso per il recupero del salario accessorio non erogato, con un’azione legale promossa da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Roma e Lazio. Le quote di produttività riferite al 2015, sospese dal prefetto Tronca e che la sindaca Raggi ad oggi non ha ancora sbloccato, erano previste dal già magro atto unilaterale dell’ex Sindaco Marino”, annunciano. “Per evitare il maxi contenzioso ci aspettiamo un intervento immediato che porti allo sblocco delle somme inspiegabilmente non versate dall’amministrazione capitolina. Senza atti concreti – spiegano i segretari generali Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – insieme all’azione legale partirà la mobilitazione, senza escludere lo sciopero generale”.

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Il testo della lettera inviata dalla Sindaca Raggi al Ministro Padoan

Proprio l’ipotesi che l’inquilina di Palazzo Senatorio vuole evitare, per non trovarsi nel mezzo di una nuova vertenza con i sindacati che rappresentano i 23 mila dipendenti capitolini. C’è infatti un altro problema da risolvere. Perché anche per l’erogazione futura del premio sarà necessario presentare un piano con l’accordo dei sindacati. Ma in ogni caso i soldi dei risparmi saranno già stati impegnati per la restituzione al MEF e per il pagamento degli arretrati 2015. In sostanza, l’amministrazione dovrebbe chiedere uno “sconto” sulla restituzione dei soldi illegittimamente versati per avere la disponibilità di tutte le risorse. Anche perché, in questo contesto, sbloccare unilateralmente le risorse per i premi arretrati o quelli futuri esporrebbe l’amministrazione comunale a una possibile azione della Corte dei conti, per l’ipotesi di danno erariale. Dovrebbe tenersi venerdì 21 ottobre, a quanto si apprende, un incontro tra il Campidoglio e i sindacati sul tema.

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