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La Russia nega coinvolgimenti nell'avvelenamento di Roman Abramovich

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Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov le notizie sul presunto avvelenamento di Roman Abramovich fanno parte della “guerra dell’informazione”. “Tutto ciò – ha spiegato l’uomo che funge da megafono di Vladimir Putin – fa parte del sabotaggio dell’informazione, della guerra dell’informazione. Queste notizie, ovviamente, non corrispondono alla realtà”. Mosca nega quindi ogni coinvolgimento nei confronti del presunto avvelenamento che ha causato un malore a due negoziatori ucraini e all’oligarca ed ex patron del Chelsea Abramovich, apparso oggi a Istanbul durante i colloqui tra Russia e Ucraina. Peskov ha inoltre precisato che l’oligarca “non è un membro ufficiale della delegazione russa” ai colloqui in corso a Palazzo Dolmabache di Istanbul, ma è coinvolto “nell’assicurare i contatti tra Mosca e Kiev”.

La Russia nega coinvolgimenti nell’avvelenamento di Roman Abramovich

La sua presenza, ritratto in una foto mentre parla con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha ricevuto “l’approvazione di entrambe le parti”, ha aggiunto il portavoce del Cremlino. Intanto due membri dell’Associazione internazionale e dell’Associazione italiana dei tossicologi, Elisabetta Bertol e Francesco Mari, intervistati da Adnkronos, hanno provato a spiegare cosa abbia procurato il malore ad Abramovich. “In base ai sintomi riferiti se un avvelenamento c’è stato, ma per affermarlo servono le prove, si potrebbe pensare a dei gas nervini tipo il Sarin o l’Iprite”. Certo è che un gas liberato in una stanza si sarebbe avvertito, “soprattutto l’Iprite che è conosciuto anche come gas Mostarda – sottolinea Bertol – proprio per il suo forte odore che è un misto di aglio e senape. E’ vero che per ottenere un effetto basta anche una dose abbastanza bassa ma l’odore si sarebbe avvertito perché tutti questi gas sono abbastanza puzzolenti”. C’è però un altro aspetto che fa pensare, sottolineano gli esperti, “un gas avrebbe colpito tutti quelli che stavano nei pressi, non soltanto una persona”. Dunque se non si è trattato di un gas potrebbero essere stati impiegati “degli organofosforici che portano questo stesso tipo di sintomatologia e possono essere anche aggiunti ai cibi. Ma – insiste Bertol – benché difficile circoscriverli a una delle due delegazioni che siedono allo stesso tavolo, io non mi discosterei dall’ipotesi dei gas nervini perché i sintomi danno più l’idea di essere stati causati da una sostanza gassosa”.