Economia

Roma Metropolitane, niente più liquidazione?

Ieri, come richiesto dal Campidoglio M5S, il presidente di Roma Metropolitane Paolo Omodeo Salè e i membri del collegio sindacale hanno lasciato i loro incarichi nell’azienda di cui il Consiglio comunale aveva impegnato la sindaca Raggi alla liquidazione. Come ricorderete, il 4 novembre la maggioranza M5S in Campidoglio ha impegnato la sindaca e la Giunta a disfarsi di Roma Metropolitanel’atto fu ritoccato tre volte: nella prima stesura mancava il riferimento alla chiusura, la seconda chiedeva a Raggi di salvare la società, nella terza compariva l’impegno a non ricapitalizzare la società. Ora, ed è questa la novità, la Giunta Capitolina va verso la nomina di un nuovo amministratore unico e questo potrebbe preludere a un cambio di strategia (in barba alla mozione approvata).

Roma Metropolitane, niente più liquidazione?

La giunta infatti, racconta oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica, avrebbe in animo di nominare come nuovo amministratore unico Pasquale Cialdini, 66enne dirigente responsabile per la vigilanza e la sicurezza al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Ovvero il presidente del gruppo di lavoro della commissione intergovernativa per l’Alta Velocità Torino-Lione, osteggiata storicamente dai grillini. Il punto più interessante però non è questo, ma il fatto che la nomina prelude allo stop alla liquidazione:

Per quei binari che nel giugno 2014 sono costati a Beppe Grillo una condanna per la violazione dei sigilli della baita costruita abusivamente dai militanti No Tav in valle di Susa. Più che al passato, però, il Campidoglio è interessato al destino di Roma Metropolitane. La divisione progettazione dell’azienda è finita nella lista dei desideri di Italferr, la società di ingegneria di Ferrovie dello Stato, gruppo che da mesi ha messo nel mirino la mobilità capitolina. A valutare l’offerta e la fattibilità dell’affare saranno Colomban e Cialdini.
«Il nuovo amministratore — ha spiegato al termine del vertice l’assessora Linda Meleo — dovrà elaborare possibili scenari e piani di intervento per il futuro della società». Traduzione: la giunta Raggi, impegnata dai consiglieri M5S a disfarsi dell’azienda accusata di aver contribuito a far schizzare alle stelle i costi della metro C, ora sembra sempre più convinta di cestinare la mozione approvata dalla sua maggioranza

roma metropolitane
Roma Metropolitane: il tratto di Metro C progettato che non sarà realizzato (Repubblica, 4 novembre 2016)

Anche perché l’assessore alle partecipate Massimo Colomban ha fatto in questi giorni una chiacchierata con Chicco Testa, il quale gli ha spiegato che in ballo ci sono 8 miliardi di commesse, risarcimenti danni e contenziosi da capogiro. La liquidazione potrebbe far scoppiare un bubbone di proporzioni inenarrabili per la Giunta con rischi di danno erariale. Per questo Raggi & Co. sembrano aver cambiato idea.

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Il tracciato di partenza prevedeva 25,5 chilometri di binari, 30 stazioni e tre miliardi di spesa, poi cresciti di altri 700 milioni per la progettazione iniziale carente; i soldi stanziati alla fine basteranno per arrivare fino alla fermata Colosseo e soltanto nel 2021, perché il tratto è stato già finanziato dal governo, dalla Regione Lazio e dal Campidoglio. L’accordo attuativo firmato nel 2013 tra la partecipata e la società che si occupa della realizzazione dell’opera, prevede la risoluzione consensuale del contratto nel caso in cui non venga finanziata, entro il 31 dicembre 2016, la tratta oltre piazza Venezia. Ma fino a quella stazione i lavori devono proseguire comunque, altrimenti il Comune sarebbe costretto a pagare penali milionarie. I contratti in essere, per garantire la continuità dell’attività, potrebbero essere trasferiti a un nuovo soggetto o affidati direttamente al Comune (più verosimilmente a un’agenzia controllata, come l’Agenzia per la mobilità). Non bisogna poi dimenticare che l’11 luglio scorso la procura, che da tempo ha avviato una serie di fascicoli sulle gare d’appalto e sui ritardi nella consegna dell’opera, ha disposto una serie di perquisizioni nella sede di Metro C in via dei Gordiani. Gli investigatori hanno proceduto al sequestro di una serie di documenti e faldoni per il procedimento che vede indagate 13 persone tra ex amministratori locali, imprenditori e massimi dirigenti dell’epoca di Roma Metropolitane e Metro C. Nel procedimento coordinato dal sostituto procuratore Erminio Amelio risultano indagati anche l’ex assessore alla mobilità della Giunta Marino, Guido Improta, l’ex dirigente del ministero dei Trasporti, Ercole Incalza. Per tutti si ipotizza il reato di truffa aggravata.