Fact checking

Nel PD non c'è Speranza

speranza pd

L’appoggio di Denis Verdini e Ala al Senato per approvare la legge sulle unioni civili ha riaperto il noiosissimo fronte tra la minoranza e la maggioranza dem. «Serve una presa di distanza chiara», ha attaccato Roberto Speranza, leader in pectore di quella minoranza bersaniana che ha pensato bene di nascondersi dietro il “giovane” per attaccare Renzi. Il che è anche comprensibile visti i risultati ottenuti fino alle dimissioni, ma non è altrettanto spiegabile se si pone la questione del dissenso in una prospettiva storica.

Nel PD non c’è Speranza

È innegabile infatti che il pessimo compromesso delle Unioni Incivili che Renzi ha trovato con Alfano rappresenta comunque un enorme passo avanti rispetto a tutto quello fatto (o è meglio dire: non fatto) negli anni dell’Ulivo sui diritti degli omosessuali. Se per la vicenda della stepchild adoption possiamo concludere che la fase della Rottamazione sia ormai conclusa e che la spinta del renzismo sia ormai solo quella necessaria a perpetuare il suo potere, è impossibile non far notare che la credibilità degli avversari alla sinistra di Matteo, dentro e fuori il Partito Democratico, è oggi al minimo storico. Non a caso Speranza è andato a chiedere quanto di più partitocratico esista, ovvero il Congresso del partito: d’altro canto Speranza pone un problema politico, ovvero la scomparsa della caratterizzazione del PD nel Partito della Nazione causata dalle alleanze con Verdini e Alfano, dopo aver chiesto che nella legge elettorale si premiasse la coalizione e non la lista, ovvero si rischiasse di tornare alle coalizioni ricattabili dal primo Alfano che passa, sia esso di destra o di sinistra. «Il tema non è la lista o la coalizione. Potresti fare una lista unica con dentro le persone sbagliate o una coalizione con le forze politiche giuste. Fare un’alleanza è sbagliato se l’alleato è Verdini. È giusto invece se riconnettiamo civismo e centrosinistra», dice oggi Roberto Speranza ad Alessandro Trocino che gli pone la domanda in un’intervista al Corriere della Sera. Anche questo è un gioco di parole: riconnettere civismo e centrosinistra (non) ci ha portato i DICO, nello specifico dei diritti che sono oggi la materia del contendere; l’allargamento della coalizione al maggior numero di partiti ha portato ai veti incrociati che hanno fatto macerie delle vittorie elettorali (monche spesso) del centrosinistra. Perché stavolta dovrebbe andare meglio? Perché c’è Speranza davanti a Bersani?

Roberto Speranza: l’assalto dei Giovani Vecchi

Più in generale poi che un altro Giovane Vecchio dopo Enrico Letta diventi l’idolo della gerontocrazia del partito è l’ennesimo segnale che nel PD ormai l’unica leadership che conta è quella di Renzi. Perché la mancanza di qualunque tipo di prospettiva di battaglia democratica che non sia l’incontro con la dissidenza X o il comunicato stampa congiunto con la rappresentanza Y dimostra che quello che manca al Partito Democratico è una credibile alternativa al premier. “Sono abbastanza colpito, in queste ore, da alcuni toni di esponenti di rilievo del mio partito perche’ confrontarsi e avere opinioni diverse e’ sempre un esercizio che fa bene alla qualita’ della democrazia. Mi preoccupo quando chi ha in mano le redini della guida di questo partito, di questa comunità, usa atteggiamenti e linguaggi sprezzanti nei confronti di chi ha opinioni diverse. Quando succede questo e’ un Warning, e’ allarme rosso. Bisogna tutti cercare di misurare le parole, i toni e aggiungo, anche, lo stile”, dice Gianni Cuperlo nell’ennesima dichiarazione critica nei confronti della maggioranza del partito in cui chiede di valorizzare la dialettica interna. Yawn. Quello che manca al PD non è la dialettica, ma la prospettiva. E se non se ne accorge, allora è vero che non c’è più Speranza.