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Fiore che si lamenta di stare in cella con un positivo è lo stesso che vietava il Green Pass agli iscritti a Forza Nuova?

Il leader di Forza Nuova Roberto Fiore chiede nuovamente la scarcerazione: secondo il suo legale, Nicola Trisciuoglio, sarebbe in cella con un positivo, situazione che “costituisce un attentato alla sua vita”

Roberto Fiore

Roberto Fiore le sta provando tutte per uscire dal carcere di Poggioreale a Napoli, nel quale si trova recluso per aver guidato l’assalto alla Cgil dello scorso 10 ottobre insieme a Giuliano Castellino. I due leader di Forza Nuova si erano visti respingere la richiesta di arresti domiciliari già lo scorso 23 dicembre, con il Gip del Tribunale di Roma che ritenne la misura non adeguata vista la loro pericolosità e i due che in quell’occasione parlarono di “processo politico”. Ora Nicola Trisciuoglio, che difende Fiore, ha annunciato che presenterà una nuova revoca della custodia in carcere, questa volta per motivi di salute. “Un uomo detenuto nella cella del carcere di Poggioreale dove è recluso Roberto Fiore – dice il legale –  è risultato positivo al Coronavirus. Il che, considerate le patologie del presidente di Forza Nuova già compiutamente certificate nella relazione medica della professoressa Carmela Rescigno (si parla di ipertensione arteriosa resistente a terapia farmacologica e obesità, ndr) e ignorate totalmente dalla procura e dal gip del tribunale di Roma, significa un attentato alla sua vita”.

Roberto Fiore vieta il Green Pass agli iscritti a Forza Nuova

Argomentazione che fa quasi sorridere vista la retorica di Forza Nuova basata sul complottismo e sul negazionismo quando si parla di pandemia e vaccini. Ad agosto una circolare interna al movimento, varata su input di Fiore, minacciava l’espulsione da Forza Nuova per chiunque “militante o dirigente, per qualunque ragione si adeguasse a questa intollerabile e, nelle intenzioni del sistema, definitiva operazione di controllo sociale”. Una crociata che in prima battuta sembrava essere contro il farmaco, vista anche la postilla che diceva: “Naturalmente non sarà interessato alla misura estrema chi, per ragioni familiari, personali o lavorative, facesse ricorso all’uso del tampone rapido, così come chi, magari un vaccinato pentito, si rifiutasse comunque di munirsi dello strumento Green Pass, anche a costo di perdere il lavoro”. La rettifica arrivò in un secondo momento da Giuliano Castellino, che all’Adnkronos specificò: “La nostra battaglia non è contro il vaccino. Chiunque sceglie di vaccinarsi può scendere in piazza con noi a manifestare. Ciò che contestiamo, e riteniamo inconciliabile con le nostre lotte, è il Green Pass. Per questo chi lo scarica e lo utilizza verrà espulso dal movimento”.

Le richieste dell’avvocato: “Si eviti una condanna a morte”

L’avvocato Triscuoglio dice di aver avvertito il garante dei detenuti del Comune di Napoli e quello della Regione Campania. “Unitamente alla professoressa Carmela Rescigno – aggiunge il legale – chiederemo un incontro ad horas con il Direttore Sanitario della struttura carceraria. In queste condizioni non è monitorabile il paziente all’interno del carcere per le sue gravi patologie su cui va a incidere l’eventualità concreta del contagio. Ognuno deve in questo momento assumersi le proprie responsabilità, anche quella di tramutare una misura custodiale massima in una condanna a morte”.