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Roberta Lombardi: l'intervista su Di Maio, Raggi e Di Battista e la smentita notturna

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Alle 2 di notte su Facebook Roberta Lombardi ha pubblicato uno status sulla sua pagina Facebook corredato di foto con Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. Anche lei, come Virginia Raggi, va all’attacco dei giornalisti e se la prende con “titoli e interviste fasulle” che “non ci divideranno”. Con chi ce l’ha la Lombardi?
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Roberta Lombardi batte il record mondiale di smentita di intervista

Casualmente il Corriere della Sera e la Repubblica, già disponibili per il download a quell’ora, pubblicano proprio oggi due interviste a Roberta Lombardi, firmate rispettivamente da Alessandro Trocino e Annalisa Cuzzocrea, nelle quali l’organizzatrice di Italia5Stelle chiama in causa proprio Di Maio e Di Battista.
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Non solo: le interviste sono piene di critiche a Virginia Raggi, ma quelle la Lombardi su Facebook almeno non le ha smentite. Ad esempio ha detto che a Roma il M5S (che è un po’ una sua creatura e Marcello De Vito ne è il maggiore esponente) e la Raggi viaggiano su due binari paralleli che ancora non si sono incontrati.

Lei ha preso le distanze da alcuni atti della sindaca Raggi. Che rivendica autonomia. Fino a dove può arrivare questa autonomia?
«A Roma c’è il Movimento 5 Stelle e c’è il sindaco di Roma, sono su due strade diverse. Per ora procedono su binari paralleli: speriamo che prima o poi le due strade si incontrino e finiscano per coincidere».
Lei è stata molto dura con Raggi. Ne ha pagate le conseguenze nel Movimento?
«Ma no, non ho pagato alcuna conseguenza».

Ma le critiche più interessanti sono quelle a Di Maio e Di Battista. Mascherate da elogio della vecchia guardia.

Roberto Fico ha avvertito ieri: attenzione alla “vippagine”. C’è questo rischio?
«Io e Roberto la vediamo spesso allo stesso modo e sa perché? Perché siamo della vecchia guardia. Con lui, Paola Taverna, Carla Ruocco, con chi è arrivato prima del 2012. È stato quello lo spartiacque: l’anno della vittoria del Movimento a Parma. Noi diamo molta importanza al collettivo».
Chi è arrivato dopo è diverso?
«Noto che a volte c’è più spinta a livello comunicativo e meno attenzione alla sostanza. Il problema è quando tu cerchi di inseguire Matteo Renzi sul suo stesso terreno. E per la fretta ti lanci in affermazioni che non hai condiviso: butti il cuore oltre l’ostacolo, ma ti spingi dove il Movimento non è andato».

E ancora: le critiche al direttorio che si è attribuito un ruolo politico.

«Il direttorio è nato quando Beppe si è ritrovato l’invasione dei paramentari dissidenti sotto casa a Bibbona. Il giorno dopo ha detto “Basta, queste cose dovete risolverle voi”».
Aveva bisogno di un filtro?
«Sì, ma non doveva avere un ruolo politico, non era chiamato a fare scelte da solo».
Ammetterà che qualche volta è successo.
«Qualche volta sì e come al solito è stato quando il lato comunicativo ha prevalso troppo. Quando individui il tema che può attirare l’attenzione e sbagli perché dici cose sulle quali non c’è un lavoro dietro. Altre volte però gli stessi hanno avuto il merito di imporre temi come il reddito di cittadinanza».

Infine: «Tra noi deve valere il lavoro collettivo. Per essere leader occorre l’autorevolezza. E per ora quella c’è l’ha solo Beppe». Chiaro, no? Talmente chiaro che era assolutamente necessario smentirlo a notte fonda con tanto di foto-ricordo. Scattata, segnala Il Messaggero, in un locale super-trendy di Palermo, il Kalesa, dove Casaleggio le ha fatto il casquet in un angolo del locale.

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