Cultura e scienze

Rita Pavone dice che non è razzista e si scusa con Greta Thunberg

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Rita Pavone non è razzista, si scusa con Greta e chiede di lasciarla cantare in pace a Sanremo. In una lunga intervista rilasciata a Francesco Merlo oggi su Repubblica fa sapere di non riconoscersi in nessuna parte politica, anzi di essere liberale, e già che c’è si scusa con Greta Thumberg:

«…scrissi una cosa orribile. Scrissi: “Quella “bimba” con le treccine che lotta per il cambio climatico, non so perché ma mi mette a disagio. Sembra un personaggio da film horror”. Lo scrissi quando non sapevo che aveva la sindrome di Asperger, e lo scrissi come a volte capita sui social, così, senza riflettere, usando il twitter come lo usano i peggiori. E chiesi scusa. Ho ripetuto tante volte che fu una gaffe enorme, un errore del quale mi sono pentita, ma del quale ora non riesco a liberarmi. Continuano a dipingermi come una carogna, come quella che odia Greta, e come se davvero mi piacesse chi inquina l’aria e sporca il nostro Pianeta».

Da allora ha deciso di non rispondere a domande sul clima e, più in generale, sulla politica?
«Sì. Perché le domande sono sempre tendenziose. Basta un dettaglio per inchiodarmi a un pensiero non mio. E io voglio invece continuare a essere giudicata per le canzoni che ho cantato e per quelle che canterò. Risponda lei a me: un’artista in Italia ha il diritto di non schierarsi, di tenere per sé le sue idee, e di temere di essere travisata, usata e deformata?».

rita pavone manteros rambla barcellona attentato - 6

Niente, invece, sui vu cumprà scappati dalle Ramblas come gli ebrei prima dell’11 settembre, ma sono dimenticanze che capitano.In compenso risponde a quelli che dicono che è stata chiamata all’ultimo per “compensare” Rula Jebreal:

«Credo perché Salvini espresse un giudizio positivo su di me. E vuole che me ne dispiaccia? Anche Togliatti era un mio fan e veniva ai miei concerti. Avrei dovuto rifiutare le lodi di Togliatti? E ora dovrei rifiutare quelle di Salvini? State sicuri che io non ho santi protettori. Se li avessi non sarei rimasta fuori da Sanremo per tutti questi anni. E non sto dicendo che sono stata discriminata e che i santi protettori li hanno tutti quelli che invece cantavano. Credo che le mie canzoni non siano piaciute ma sono convinta che si sbagliavano, che io non meritassi l’esclusione per tutto questo tempo: 48 anni. Come se fossi morta. Eppure il mio nome è importante nella musica italiana».

Infine si parla di Pearl Jam e della sua residenza in Svizzera:

Ricordiamolo: i Pearl Jam durante il concerto all’Olimpico dedicarono “Imagine” di John Lennon ai migranti: Vedder cantava e il maxischermo rilanciava l’hashtag #apriteiporti. La sua reazione – li invitò a farsi gli affari loro – fu patriottica o sovranista?
«Faccia lei, scelga lei la parola giusta, ma non mi imprigioni nelle parole. E si ricordi che io sono Rita Pavone, una cantante, una memoria come dice lei, con le mie passioni che cambiano di volta in volta ma hanno alcuni punti fermi: sono una brava persona, non faccio mai male a nessuno anche quando – qualche volta – penso male di qualcuno. Perciò io la direi così: ogni tanto perdo la pazienza perché amo il mio Paese, anche se vivo in Svizzera. E forse lo amo di più proprio perché vivo in Svizzera».

E perché vive in Svizzera?
«Perché in Italia non potevo sposarmi. Non c’era il divorzio, allora. E sono grata agli svizzeri di avermi permesso di sposarmi, di avermi accolto. Ora ho il doppio passaporto. La Svizzera è la mia casa, lì c’è la mia famiglia, i miei figli, mio marito. È politica vivere in Svizzera? Ci vive Mina, ci vive De Benedetti. Forse anche loro amano di più questo nostro Paese perché vivono fuori».

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