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«Il rischio è il ritorno dei nazisti in Germania»

Un risultato oltre il 10% del partito populista Alternativa per la Germania nelle elezioni di domenica prossima per il parlamento della città-regione Berlino “sarebbe valutato in tutto il mondo come un segno di una nuova ascesa della destra e dei nazisti in Germania”: sulla sua pagina Facebook il sindaco uscente della capitale tedesca e candidato socialdemocratico (Spd) alle regionali di dopodomani, Michael Mueller non difetta certo di allarmismo per spronare la sua gente ad andare a votare.

Il ritorno dei nazisti a Berlino

10-14 per cento è uguale? fa lo stesso? Non è così“, scrive Mueller per introdurre la frase sul “segno” nazista che coglierebbe il mondo. “Berlino – aggiunge Mueller – non è una città qualsiasi. Berlino è la città che si è sviluppata da capitale di Hitler e della Germania nazista a faro di libertà, tolleranza, pluralità e coesione sociale. Berlino è anche sopravvissuta alla divisione, alla costruzione del Muro e agli ordini di sparare” su chi provava a saltarlo, ha ricordato l’esponente socialdemocratico, e “ha imparato la giusta lezione di una crudele storia di dolore, persecuzione, terrore e guerra. Berlino è oggi la capitale della libertà”. Un sondaggio pubblicato ieri (il “barometro politico” del “Forschungsgruppe Wahlen” che lavora per il secondo canale pubblico tedesco Zdf) ha previsto che l’Afd raccoglierà il 14% dei voti, incalzando Verdi (15,0%) e Sinistra (Linke, 14,5%). Primo partito si dovrebbe confermare la Spd col 23,0% e secondo la Cdu della cancelliera Angela Merkel col 18,0%.
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Se le percentuali dei sondaggi verranno confermate dalle urne – alto è il tasso degli indecisi, quasi la metà degli interpellati – una riedizione della coalizione a due Spd-Cdu sarebbe impossibile. Ai due partiti che guidano l’amministrazione regionale vengono peraltro rimproverate dagli elettori una serie di mancanze e una gestione amministrativa caotica. Dopo anni di stagnazione seguiti alla caduta del Muro di Berlino, nel 1989, la città ha cominciato a liberarsi della sua immagine di capitale del debito e a crescere, forte anche del boom turistico e del flusso di investimenti nel mondo delle startup dell’hi-tech. L’economia della Berlino un tempo definita ‘povera ma sexy’ – secondo lo slogan coniato dal predecessore dell’attuale sindaco della capitale, Klaus Wovereit – dovrebbe far registrare quest’anno un tasso di crescita del 2,5%, dopo la corsa in avanti del 3% dello scorso anno, circa il doppio del tasso registrato a livello nazionale (1,7%).

Alternativa per la Germania

Ma l’arrivo di circa 100mila rifugiati in fuga da paesi in guerra in Medio Oriente ed Africa ha portato alla luce una gestione dell’amministrazione locale considerata scarsamente efficiente, a causa – così ha spiegato il sindaco Mueller – di tagli dei posti di lavoro. Già prima dell’arrivo massiccio di migranti l’amministrazione aveva dovuto far fronte ad una situazione di rapida crescita del numero di residenti, e a gestire da una parte il problema dei rincari selvaggi negli affitti dall’altra l’aumento della mole di lavoro dei servizi pubblici, come l’istruzione. Le scene di caos in sede di registrazione dei rifugiati nei centri di accoglienza si sono poi tradotte in un nuovo motivo di imbarazzo politico per il sindaco e il suo governo, tanto che la stessa Merkel ha polemizzato con il primo cittadino socialdemocratico sottolineando come la Cdu prenda sul serio la questione dell’integrazione dei rifugiati.
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Dopo le elezioni in Meclemburgo e quelle di marzo in Sassonia Frauke Petry ha un’altra chance di aumentare l’influenza del proprio partito che un tempo era alfiere dell’uscita dall’euro e oggi si dedica soprattutto ai rifugiati. Il leader della Cdu e attuale responsabile dell’Interno nel governo di Berlino, Frank Henkel, ha impostato la campagna sulla promessa di garantire l’ordine pubblico – per andare incontro ai timori in materia di terrorismo e criminalità dell’elettorato. Chissà se basterà.

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