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Dopo Riina: chi contenderà lo scettro della mafia a Messina Denaro

Attilio Bolzoni su Repubblica oggi torna sul problema della successione al Capo dei Capi dopo la morte di Totò Riina. Secondo la DIA il capo dei capi continuava a rimanere al vertice dell’organizzazione criminale, «a conferma dello stato di crisi di una organizzazione incapace di esprimere una nuova figura in sostituzione di un’ingombrante icona simbolica». In una intercettazione registrata circa un anno fa  Santi Pullarà, figlio di Ignazio, reggente del clan di Santa Maria di Gesù. «Minchia – dice hai visto Bernardo Provenzano? Sta morendo, mischino. Se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno: è vero zio Mario?».E lo “zio”, alias Mario Marchese, considerato l’ultimo boss di Villagrazia: «Lo so, non se ne vede lustro – mostra di essere d’accordo – e niente li frega. Ma no loro due soli, tutta la vicinanza». Come dire che per rilanciare Cosa nostra, dovrebbero morire Riina e Provenzano, ma anche gli altri padrini storici. Da registrare anche le perplessità dello stesso Riina su Matteo Messina Denaro, che “se n’è andato all’estero” dopo “non aver fatto niente” per lui. Bolzoni fa altri tre nomi oltre a quello del latitante mafioso più ricercato d’Italia.

Ci sono tre nomi che girano più di altri in questo toto-mafia palermitano. Uno è quello di Giuseppe Guttadauro, ex aiuto primario di chirurgia all’ospedale Civico, originario del quartiere Brancaccio, un cervello fino che una volta fu avvertito persino dall’ex governatore Totò Cuffaro (appena tornato a far politica) che qualcuno aveva piazzato delle miscrospie nel suo salotto. Guttadauro vive a Roma, vicino alla stazione Ostiense. Fa volontariato in un’associazione, organizza cene nella sua bella casa, incontra tanti personaggi. E’ libero dal 2012.
Il secondo della lista è Gaetano Scotto, boss della borgata dell’Arenella, mafioso con tante entrature nei “servizi”. Ogni mattina passeggia tranquillo fra i vicoli che portano alla vecchia tonnara, attualmente è indagato per l’omicidio del poliziotto Nino Agostino ucciso nell’estate del 1989. È libero dal 2016.

totò riina 1

Il terzo accreditato come possibile nuovo capo si chiama Giovanni Grizzaffi, è di Corleone ed è nipote di Totò Riina. Si è fatto quasi un quarto di secolo di carcere e ha quasi settant’anni. È libero dal luglio scorso. La mafia del paese punta su di lui per continuare la saga dei Corleonesi, ma i boss di Palermo non ne vogliono sapere di ritrovarsi una fotocopia del vecchio Riina fra i piedi. Poi ci sono mafiosi meno conosciuti ma che hanno preso il controllo dei “mandamenti” a Palermo. Sono loro i rappresentanti di quelle strutture criminali che dovranno prima riunirsi, dare forma alla Cupola e poi eleggere il capo.

A meno che i capi mandamento non trovino l’uomo giusto che possa mettere tutti d’accordo, capace di amministrare le finanze dell’organizzazione e redimere contrasti, uno in grado di “ragionare” e trascinare fuori dalla crisi economica e d’identità la loro Cosa nostra. Ma deve scegliere anche lui la latitanza come ha fatto Riina.

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