Fact checking

Riccardo Nencini, un viceministro nei guai che se la prende con i giornali

Riccardo Nencini è nominato nell’ordinanza del GIP sull’operazione Sistema in modi non esattamente onorevoli, ma lui, a differenza di Lupi, le dimissioni non le ha rassegnate e non sembra avere nessuna intenzione di farlo. Anzi, dalle colonne del giornale “L’Avanti!”, già feudo di Intini ai bei tempi del craxismo e poi risorto sotto l’egida dei “suoi” socialisti, ha di colpo capito quale sia il problema: Il Fatto che ne chiede le dimissioni, non quanto dicono Incalza e Lupi a proposito del viceministro.
riccardo nencini
RICCARDO NENCINI: UN VICEMINISTRO NEI GUAI CHE SE LA PRENDE CON I GIORNALI
In particolare il GIP riporta una telefonata del 28 febbraio del 2014, quando Lupi telefona a Incalza e lo informa che in seguito alla sua sponsorizzazione avevano nomnato viceministro per le infrastrutture il senatore Riccardo Nencini. Nello stralcio di intercettazione riportato Lupi afferma: «…dopo che tu hai dato…hai coperto…hai dato la sponsorizzazione per Nencini…l’abbiamo fatto viceministro…alle Infrastrutture». Lupi invita quindi Incalza, scrive il Gip «a parlargli per dirgli che non rompa i coglioni». Nel corso di alcune successive telefonate, scrive ancora il giudice, Ercole Incalza «fa presente che al Ministero per le Infrastrutture sono arrivati due suoi compagni socialisti, facendo riferimento a Riccardo Nencini e a Umberto Del Basso De Caro». Il suo amico commenta tali nomine dicendo: «…complimenti…sempre sempre più coperto…». Nencini ha risposto dichiarando che si tratta di millantato credito «da parte di qualcuno», riferendosi evidentemente a Incalza. Ma anche il legame che Incalza aveva, più in generale, con il Nuovo Centro Destra, sembra stretto: in una telefonata tra l’ingegnere e una tal Daniela il primo «afferma di aver trascorso la notte a redigere il programma di governo che Ncd avrebbe dovuto presentare e di essere in attesa del benestare di Angelino Alfano e di Maurizio Lupi».  Tra gli indagati nell’inchiesta spiccano i nomi di Rocco Girlanda, ex sottosegretario ai trasporti, o di Antonio Bargone, che in passato ha ricoperto lo stesso incarico e poi è stato presidente della autostrada Sat. Oppure l’ex deputato Stefano Saglia, poi nel cda di Terna, e Vito Bonsignore, ex presidente del gruppo Ppe.
 
I PRECEDENTI E LA TRADIZIONE SOCIALISTA
Nel frattempo Il Fatto di oggi ricorda i suoi precedenti:

Nencini era già finito nell’inchiesta della Cricca della Protezione civile. Rassicurava l’amico Fusi, asso piglia tutto degli appalti, sui buoni uffici con Guido Bertolaso per la ricostruzione post sismica de L’Aquila, per esempio. “Ascolta bello, io sto venendo via ora da L’Aquila, ho parlato di te ma lì sei conosciuto”, dice a Fusi che però insiste nel cercare il suo aiuto. E Nencini lo rassicura:“Io ho fatto un passaggio, tra l’altro ho visto, ho parlato dasolo con Bertolaso… eh, ti richiamoio vai”. Era il 19 luglio 2009. Per carità: questione di amicizie.
Fa specie semmai che tutti i gruppi di potere che hanno messo le mani sugli appalti negli ultimi anni siano toscani. Cricche diverse, di ieri e di oggi, ma comunque gigliate. E in rapporti di amicizia con Nencini. Ma è comprensibile: nonostante volto o modi giovanili, il viceministro è un politico di lungo corso. Basti pensare che è stato presidente del consiglio regionale per dieci anni secchi,dal 2000 al 2010, poi assessore al Bilancio fino al 2013 nella giunta guidata da Enrico Rossi. Ma il suo esordio in politica risaleal 1985 e allora come oggi Nencini si dice “orgoglioso di essere socialista”. In trent’anni di trasformismi, di fatto, già la coerenza è un merito.

E anche la tradizione ne ha: ad ogni scoperta del genere, da che mondo e mondo i socialisti gridano al complotto e se la prendono con i giornali invece di fare pulizia nel partito. Peccato per chi aveva creduto alla storia della rottamazione.