Economia

Reverse charge: il governo cambia le regole dell'IVA?

reverse change iva

Il governo pensa a cambiare le regole dell’Iva per combattere l’evasione fiscale. La parola chiave è «reverse charge», ovvero un’inversione delle regole per il versamento dell’imposta sul valore aggiunto. Oggi a versarla è chi vende, fattura e paga al fisco. In futuro sarà invece l’acquirente (non quello finale) con un’autofattura.
 
IL REVERSE CHANGE PER L’IVA
La Stampa spiega il funzionamento del reverse change per l’Iva:

Con il reverse charge – che peraltro è un meccanismo già esistente nel nostro ordinamento,seppur circoscritto ad alcune operazioni – l’acquirente «autofattura» l’Iva dovuta, e la versa direttamente allo Stato invece di «girarla» al fornitore,come avviene oggi.  Con questa novità, non sarebbe più possibile emettere facilmente fatture per operazioni inesistenti per intascare l’Iva, come oggi avviene con le cosiddette «frodi carosello» e le «omesse dichiarazioni». Rispetto al piano di Visco, pare che il governo Renzi abbia intenzione di limitare la riforma solo ad alcuni settori, a cominciare dall’edilizia, dove l’evasione Iva è notoriamente molto elevata.

Il meccanismo tecnico è meno complesso di quel che si pensa e, per il consumatore finale, non cambierebbe nulla perché nell’ultimo passaggio spetterebbe al commerciante il versamento sia della quota di Iva sull’acquisto del bene sia sulla vendita finale. Per il fisco, invece, cambierebbe molto. Scrive l’Ansa che ad esempio si bloccherebbero infatti alcune forme di evasione piuttosto diffusa e ci sarebbe anche una semplificazione tributaria, eliminando la formazione di crediti fiscali. In più l’erario ne beneficerebbe. I conti li ha fatti il Nens – il centro studi del quale è anima fiscale l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco – stimando recuperi possibili fino a 7,4 miliardi, con il reverse charge sulle cessioni intermedie, oppure fino a 6,4 miliardi nel solo settore del commercio.


LE APPLICAZIONI
Il meccanismo del reverse charge è già applicato: ad esempio per il settore degli appalti e per le cosiddette ”operazioni intracomunitarie” nelle quali – per convenzione – l’Iva si paga nel paese del destinatario della merce. La sua introduzione potrebbe anche essere parziale: solo alle operazioni intermedio o a quelle del solo settore commerciale. Ovviamente si eviterebbe una perdita di Iva durante i vari passaggi della merce ma soprattutto si bloccherebbero le frodi carosello realizzate con cartiere, cioè con società che emettono fatture e poi scompaiono, dando la possibilità a tutte le altre società della filiera di vantare crediti fiscali (o di scaricare l’Iva al passaggio successivo). Per le modifiche, essendo l’Iva un’imposta cosiddetta ”comunitaria”, sarà comunque necessario dialogare con Bruxelles. I rischi? Che l’evasione da contatto sul consumatore finale non ne risenta.