La macchina del funky

Renzi, Scelba e Mussolini

fabio franceschi fatto

Il Fatto oggi paragona Matteo Renzi a Scelba e Mussolini in prima pagina, mentre l’editoriale di Marco Travaglio riecheggia una frase di Mussolini apostrofando il “bivacco di ridicoli”:
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Il quotidiano spiega il richiamo a Mussolini e Scelba:

NELL’ITALIA unitaria, solo in due casi è stata posta la fiducia su leggi elettorali: due precedenti che evocano foschi ricordi. Il primo risale al 1923, quando il regime fascista impose la legge Acerbo, che prende il nome dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ovviamente presieduto da Benito Mussolini. Il testo assegnava al primo partito un premio di maggioranza dei 2/3 dei seggi, a patto che avesse superato il quorum del 25 percento. La legge passò alla Camera con il voto di fiducia, seppure di stretta misura e grazie anche ai molti assenti. Il secondo caso è di 30 anni dopo, ed è rappresentato dalla cosiddetta “legge truffa”, come la definì il giurista Piero Calamandrei.
A volerla nel 1953 fu il governo presieduto dal democristiano Alcide De Gasperi, su proposta del ministro dell’Interno Mario Scelba. Prevedeva un cambio radicale per il Parlamento repubblicano, fino ad allora eletto con il sistema proporzionale, introducendo un premio di maggioranza del 65 per cento dei seggi per la coalizione che avesse ottenuto il 50 per cento più uno dei voti. Contro il testo ci fu una rivolta parlamentare, scatenata proprio dalla decisione di porre la fiducia sulla legge. Il governo riuscì a spuntarla, e il provvedimento venne promulgato il 31 marzo. Ma nelle successive elezioni politiche di giugno, De Gasperi pagò dazio. L’ampia coalizione capeggiata dalla Dc si fermò al 49,8 per cento, a 54.000 voti dal premio di maggioranza. De Gasperi provò a formare un nuovo governo, ma il Parlamento gli negò la fiducia, sancendo la fine della sua storia politica. La legge truffa venne abrogata un anno dopo.

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