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Il nuovo partito di Renzi

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L’ex premier Matteo Renzi, ormai con un piede e mezzo fuori dal Partito Democratico («sono almeno due mesi che non sento Zingaretti», fa sapere), va avanti sulla strada di un movimento autonomo: ne parla oggi Il Sole 24 Ore, che lo aveva anticipato il 7 agosto scorso, in un articolo a firma di Emilia Patta.

Il nuovo partito di Renzi

L’accelerazione della crisi, scrive il quotidiano di Confindustria, non ha fermato il progetto renziano di un nuovo partito che nasca dai comitati civici (proprio ieri, ha reso noto il coordinatore politico Ettore Rosato, sono nati più di 100 comitati in tutta Italia).

I tempi sono strettissimi e anche a Largo del Nazareno avevano ormai derubricato con un certo sollievo l’ipotesi. Tanto che Zingaretti aveva fatto un appello pubblico al suo predecessore per «lavorare insieme alla vittoria». Ma sembra proprio che Renzi abbia deciso, tanto che sta lavorando ad anticipare la kermesse della Leopolda prevista per fine ottobre al 13\15 settembre. In tempo per il lancio in grande stile della nuova lista. «Forse ci siamo», sussurrano i suoi più stretti collaboratori.

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I sondaggi sul partito di Renzi (Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 2018)

La novità, sempre che Renzi vada fino in fondo, è destinata a creare un certo scompiglio nella coalizione di centrosinistra che Zingaretti ha il compito di cucire. Anche perché la legge elettorale impone la coalizione nei collegi uninominali. Nel Pd si stava già ragionando sull’ipotesi di presentare come candidato premier il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Ma con Renzi eventualmente in campo si terranno lo stesso le primarie di coalizione, sempre che ci siano i tempi. “I comitati sono pronti”, spiega in un virgolettato riportato dal Foglio, riferendosi a quella rete diffusa, di Azione civile, coordinata dal fido Ivan Scalfarotto e da Ettore Rosato.

“Basta un attimo per far partire il partito”, dice a chi gli è vicino Renzi, paventando una scissione che il tempo ci dirà se sarà reale o se aiuterà il Pd a non perdere per strada “risorse” renziane presenti in Parlamento. Ma in mente, l’ex segretario, ha il suo, di “partito”. Avrebbe sperato in un tempo più ampio, in un rodaggio meno affannoso. E di certo sarebbe più funzionale al suo progetto una transizione lunga, un voto rimandato a marzo o a giugno 2020. Ma di fronte al precipitare degli eventi, l’accelerazione non è esclusa.

In altre occasioni si era parlato del partito di Renzi in arrivo. A differenza di queste, però, stavolta nessuno smentisce.

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