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Le denunce a Renzi per il reato di induzione all'astensione

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L’ultimo in ordine di tempo a denunciare Matteo Renzi per il presunto reato di induzione all’astensione al referendum sulle trivelle del 17 aprile è Paolo Ferrero: il segretario nazionale, Partito della Rifondazione Comunista lo fa a favore di fotocamera pubblicando poi il tutto sulla sua pagina Facebook

Ho appena denunciato alla Procura della Repubblica di Roma Matteo Renzi per il reato di induzione all’astensione ai sensi dell’art. 51 della legge 352 del 25 maggio 1970 che recita “…chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie funzioni all’interno di esse, si adopera (…) ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni (…)”.
Le sue recenti dichiarazioni pubbliche a favore dell’astensionismo al referendum di domenica contro le trivelle costituiscono una palese violazione della legge e noi chiediamo alla Magistratura che il Presidente del Consiglio venga sanzionato.
Dopo quest’ennesima offesa alla democrazia, questa ulteriore dimostrazione di arroganza di un premier che non rispetta le leggi della Repubblica, Renzi se ne deve andare a casa. Gli italiani invece vadano a votare «Sì» domenica 17 aprile, contro le trivelle e contro questo governo che calpesta democrazia e Costituzione.

 

La denuncia a Renzi per il reato di induzione all’astensione 

Ferrero arriva oggi per ultimo a denunciare Renzi per il reato di induzione all’astensione al referendum del 17 aprile sulle trivelle. Abbiamo parlato della denuncia dei radicali arrivata il 5 aprile e presentata da Riccardo Magi al Fatto Quotidiano e anche del ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale che è stato poi discusso il 13 aprile. Magi lo presentava così:

Così i Radicali hanno deciso di denunciare il governo alla Procura della Repubblica di Roma: “Ha violato l’obbligo di neutralità e gli standard internazionali”. Inoltre, i Radicali, hanno presentato un ricorso al Tar, che sarà discusso il 13 aprile, per chiedere un rinvio del voto: le ragioni del ricorso, preparato dall’avvocato Francesco Schippa, saranno spiegate oggi in una conferenza stampa da Magi, da Marco Cappato e dalla deputata Mara Mucci. Nell’esposto alla Procura i Radicali contestano al governo “la tempistica della convocazione del referendum, con tempi troppo stretti, infatti, tra la convocazione e la data del voto, condizionando gli spazi informativi: insufficienti per garantire ai cittadini –sostengono i Radicali –un’adeguata informazione necessaria a un voto consapevole”.
E non basta ancora, perché – spiega Magi – “secondo la norma vigente l’istigazione all’astensione da parte di membri del governo, più volte perpetrata dal premier Matteo Renzi e dal sottosegretario allo Sviluppo economico Teresa Bellanova, costituisce reato”. Sempre nell’esposto i Radicali fanno riferimento alla legge 352 del 1970, che riguarda voti o astensioni di voto relativamente ai referendum: “Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere e funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli eletti a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all’astensione è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”.

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Il ricorso dei Radicali al Tar è stato respinto. I radicali hanno annunciato ulteriore ricorso al Consiglio di Stato e fino al Comitato dei diritti umani dell’Onu. “Il Tar non ha concesso la sospensiva, ma valutando il nostro ricorso sulla data del referendum trivelle non ha assolto pienamente il governo, piuttosto l’ha rinviato a giudizio dopo il voto”: ha dichiarato successivamente Magi, spiegando che “nell’ordinanza i giudici amministrativi hanno infatti posto l’accento sugli obblighi legati a una corretta informazione che, se non rispettati, potranno costituire motivo di annullamento successivo del voto”. In ogni caso – avvertono i Radicali – “il ricorso al Tar era però solo la prima tappa di un percorso che, se necessario, ci porterò fino al Comitato diritti umani dell’Onu”, perché “andremo fino in fondo per porre fine a 70 anni di abusi e boicottaggi dei referendum abrogativi”. Per questo i Radicali “domani stesso” presenteranno appello al Consiglio di Stato ma, “visto i tempi oramai ristretti, la vera decisione si sposterà sul decreto di convalida del voto qualora, come temiamo, il tradizionale sabotaggio non farà raggiungere il quorum”. In ogni caso – e in attesa dei successivi giudizi  – il Tar non ha concesso la sospensiva e per ora il discorso è chiuso in attesa della prossima pronuncia del Consiglio di Stato.

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La denuncia a Teresa Bellanova, viceministra allo Sviluppo Economico

Referendum 17 aprile: il merito della questione 

Anche la viceministra allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova è stata denunciata per induzione all’astensione a fine marzo, avendo violato secondo l’avvocato e onorevole del MoVimento 5 Stelle Maurizio Buccarella l’articolo 98 del DPR 361/1957 (testo unico delle leggi elettorali) e la legge 352 del 1970 successivamente citata dai Radicali e da Ferrero nella loro denuncia. La Bellanova è ‘rea’ di aver rilasciato un’intervista in cui sottolinea come “la cosa più saggia da fare il 17 aprile  è non andare a votare”. E Renzi? La dichiarazione sull’astensione citata è quella del 4 aprile scorso: «Chi oggi è favorevole a che si blocchino le concessioni voterà sì, chi non è favorevole ha tutto il diritto di non andare a votare sperando che il quorum non si raggiunga. La posizione dell’astensione al referendum è una posizione sacrosanta e legittima». Che valore hanno queste denunce? Regge il reato di induzione all’astensione? Renzi ha parlato nel corso della direzione nazionale del suo partito, la Bellanova durante un’intervista. Il costituzionalista Stefano Ceccanti ne ha parlato con l’Unità:

Secondo Ceccanti, infatti, le sanzioni penali di cui si discute non sono applicabili perché si riferiscono ad abusi di potere di pubblici ufficiali e si riferiscono a chi altera la competizione: “Quando un membro del governo o del Parlamento esprime una posizione politica favorevole all’astensione – mette in evidenza Ceccanti – esprime di fatto una posizione politica. E non è detto che in quel momento si possa configurare come un pubblico ufficiale. In ogni caso – aggiunge – non sta abusando del suo potere. Altra cosa sarebbe se il pubblico ufficiale sabotasse i registri elettorali o non facesse installare i seggi. In quel caso sì che commetterebbe un reato. Ma l’opinione pro astensione – ribadisce il costituzionalista – è un’opinione politica e questo è insindacabile”.

Sembra proprio evidente, in attesa che i giudici si esprimano, che è difficile sostenere che Bellanova e Renzi, l’una durante un’intervista e l’altro alla segreteria nazionale del suo partito, fossero nell’esercizio delle loro funzioni mentre invitavano all’astensione. Sperare pubblicamente che un referendum fallisca o invitare all’astensione quando è in vigore il quorum significa esprimere una posizione politica, il che è legittimo anche se a parlare è un membro o il capo del governo. È inopportuno istituzionalmente? Probabilmente sì. Ma non sembra proprio un reato commesso nell’esercizio delle funzioni di presidente del Consiglio dei ministri, di sottosegretario o di viceministro. Il referendum del 17 aprile arriva dopo che una serie di leggi impugnate dalle regioni sono state cambiate dal governo nella legge di stabilità: cinque su sei. Una sconfitta politica del governo costretto a tornare sui suoi passi. Ora trasformare il tutto in una personalizzazione nei confronti di Renzi, nel momento in cui è probabile che non si raggiungerà il quorum, significa spostare l’attenzione dalla questione principale: il referendum sulle trivelle è un referendum politico e da tale va trattato. I giudici e i pubblici ministeri? Meglio lasciarli indagare sulle questioni di loro competenza.

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