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Renzi prova a fare il "simpatico" su Conte, ma non ha capito l'ordinanza del giudice sul M5S

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Renzi conte

Le brutte figure, la maleducazione e la brutta figura di un tweet che nasce dai presupposti completamente sbagliati e non inerenti con la realtà. Questa è la sintesi del tweet pubblicato questa mattina da Matteo Renzi per “attaccare” Giuseppe Conte dopo la decisione del giudice della settima sezione civile del tribunale di Napoli che ha “sospeso” (in via cautelare) l’approvazione già avvenuta del nuovo Statuto del MoVimento 5 Stelle e – a cascata – tutte le nomine decise e votate nei mesi successive: dal Presidente al collegio di Garanzia interno.

Renzi e la figuraccia su Conte e lo Statuto del MoVimento 5 Stelle

Mentre Beppe Grillo chiedeva a tutti i rappresentanti del mondo pentastellato di evitare commenti e interviste dopo quanto accaduto ieri, con l’accettazione del ricorso presentato da tre iscritti da parte di un giudice monocratico del tribunale partenopeo, Matteo Renzi ha provato a dare fuoco alle polveri delle polemiche. Sbagliando praticamente tutto:

“Il professor Conte ha scritto lo Statuto dei Cinque Stelle con la stessa chiarezza con cui scriveva i DPCM: il risultato è l’esplosione del Movimento. E questa volta non c’è stato nemmeno bisogno di combatterli: hanno fatto tutto da soli”.

E i presupposto del tweet di Italia Viva sono completamente errati. Il giudice monocratico non ha contestato lo Statuto scritto da Giuseppe Conte per il MoVimento 5 Stelle, ma la procedura che ha portato alla sua approvazione. Secondo il tribunale di Napoli, infatti, ci sono due punti fondamentali nelle criticità: il primo riguarda gli iscritti che non hanno potuto prender parte alla consultazione online perché iscritti da meno di sei mesi (come accadeva anche prima), modificando – di fatto – il quorum rispetto alla totalità degli iscritti; il secondo riguarda la piattaforma Rousseau. Perché secondo il vecchio Statuto, il voto si sarebbe dovuto tenere sulla piattaforma della Casaleggio Associati. Ma le tensioni dei mesi precedenti avevano portato al “divorzio” e al conseguente indizione delle votazioni su SkyVote. Insomma, ci sarebbe stata una forzatura rispetto a quanto indicato all’interno del vecchi Statuto per votare il nuovo Statuto.

E tutto questo deriva dalla decisione presa non da Giuseppe Conte – che, all’epoca della votazione che si è conclusa il 3 agosto su SkyVote con l’approvazione del nuovo Statuto che poi ha portato alla leadership ufficiale dell’ex Presidente del Consiglio e quella del Collegio di Garanzia -, ma da Vito Crimi che all’epoca dei fatti era capo politico reggente che ha coperto quel periodo vacante passato dalla rinuncia di Luigi Di Maio alla successiva nomina proprio di Giuseppe Conte.

Insomma, il nuovo Statuto (e il riferimento ai dpcm di quando Conte era al governo, tra l’altro insieme a Italia Viva) non c’entra assolutamente niente con la “sospensione” cautelare dello status quo decisa dal giudice monocratico di Napoli. E, invece, Matteo Renzi sembra aver capito proprio quella correlazione. Talmente sicuro da condividerla sui social.

(Foto IPP/Gioia Botteghi)