La macchina del funky

Renzi dice che se perde il referendum lascia la politica

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Matteo Renzi dice ai suoi collaboratori che ha intenzione di lasciare la politica se vince il no al referendum sulle riforme costituzionali. Lo scrive oggi La Stampa in un articolo a firma di Giovanni Bottero_

Si parte da un dato di fatto: dall’Ungheria alla Colombia, passando per la Brexit, quando si è andati al voto ha vinto il rifiuto per chi sta al governo. Il premier lo sa, «è un tema impressionante. Però io non ho paura dei miei concittadini e non ho paura della democrazia» dice nell’intervista pubblica con Massimo Gramellini all’Unione Industriale. Sulla data del 4 dicembre la stampa internazionale continua ad allungare ombre: dopo Cameron, Renzi sarà la nuova vittima scriveva ieri il Guardian, che s’aggiunge a Financial Times e Wall Street Journal.
Il premier taglia corto: «Credo non abbiano mai avuto una perfetta percezione dei problemi italiani». Ma è consapevole che la battaglia è decisiva. «Se perdo cambio mestiere», si apre parlando con i rappresentanti del suo partito. Non uno sfogo, ma un progetto: se vince il no, penserebbe davvero di dire addio alla politica.

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La Stampa, 7 ottobre 2016

La frase pubblicata dal quotidiano non mancherà di riaccendere le polemiche sulla personalizzazione del referendum effettuata da Renzi – che aveva annunciato che si sarebbe dimesso da presidente del Consiglio in caso di sconfitta al referendum, salvo poi fare dietrofront pubblicamente con autocritica: «Ho sbagliato a personalizzare». Si pensava che Renzi avrebbe potuto rassegnare le dimissioni da premier in caso di sconfitta al referendum lasciando posto a un governo che avesse il compito di varare la Legge di Stabilità e la legge elettorale per riportare il paese alle urne. Ma lo stesso Renzi aveva precisato di non avere intenzione di dimettersi da segretario del Partito Democratico in caso di sconfitta al referendum, aprendosi quindi la strada per una eventuale ricandidatura alle prossime elezioni. La Stampa scrive oggi qualcosa di diverso, annunciando l’intenzione del premier di abbandonare del tutto la politica. Il che, a rigor di logica, potrebbe spingere ancora di più i suoi avversari a considerare la consultazione un referendum su di lui. Inasprendo ancora di più la campagna elettorale.

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