Opinioni

Così Renzi copia i 5 Stelle sui prestiti alle piccole e medie imprese

Quella di Matteo Renzi non è certo una manovra da campagna elettorale. E quindi voi malfidati non dovete pensare male se il premier annuncia in conferenza stampa che utilizzerà i soldi del Fondo della Presidenza del Consiglio dei ministri per i prestiti alle piccole e medie imprese, esattamente come il MoVimento 5 Stelle che presenta la sua iniziativa come Microcredito a 5 Stelle. Buona parte dei soldi che i parlamentari pentastellati restituiscono allo Stato confluisce infatti nel fondo di garanzia del Ministero dello Sviluppo Economico per le PMI. E, tu guarda il caso, sottolinea in conferenza stampa: «Già nel decreto legge c’è un miliardo di euro per le piccole e medie imprese. Le risorse arrivano dal “fondo presidenza” e non siano dunque utilizzati per la campagna del referendum. Non pensiamo alle stock option dei banchieri ma alle Pmi che non hanno i finanziamenti». Più campagna elettorale di così si muore.
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«Noi abbiamo messo un miliardo di euro nel Fondo di Garanzia del MISE, che dovrebbe valere fino a 23-26 miliardi di euro di finanziamenti, per le piccole e medie imprese che non riescono ad avere accesso al credito a causa delle regole europee», ha detto il premier. Il Fondo di garanzia delle Pmi  è appunto gestito dal MISE. L’erogazione del credito – agevolato perché non richiede che il richiedente fornisca garanzie reali (come ad esempio la casa) per accedere al prestito – è invece gestito da un insieme di banche guidate dalla Banca del Mezzogiorno – Mediocredito centrale. Il Fondo di Garanzia è stato istituito (come si legge qui) dallaLegge n. 662/96 (art. 2, comma 100, lettera a) ed è operativo dal 2000 mentre lo strumento del microcredito è stato introdotto in Italia da una legge del 2010 (141/2010). È solo nel 2014 però che con un decreto attuativo del Ministero ha disciplinato l’accesso al microcredito semplificando i requisiti di accesso al credito. I parlamentari grillini avevano foraggiato il fondo con 16 milioni di euro, frutto dei vari tagli agli stipendi e alle indennità. Renzi rilancia con un miliardo, preso dalla dotazione del Consiglio dei Ministri (e quindi a sua disposizione). Ora deve intervenire per forza Grillo e pareggiare il conto di tasca sua.

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Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano