Economia

Le due vie di Renzi per riscrivere l'articolo 18

In un articolo a firma di Roberto Mania, Repubblica afferma che Matteo Renzi sta lavorando a due vie per riscrivere l’articolo 18. Segnatamente, si ragiona intorno a una cifra di indennizzo già determinata oppure (ma anche) a un contratto a tutele crescenti:

Ma il premier sa anche che piùdell’80 per cento delle cause promosseper licenziamento senzagiusta causa finisce prima dellasentenza con una transazioneeconomica. E questo potrebbediventare un argomento decisivoper far protendere il governoverso la cosiddetta “soluzioneIchino”, cioè superare definitivamentel’articolo 18 e introdurrein caso di licenziamento illegittimo il pagamento di una indennità crescente con l’anzianità aziendale del lavoratore. In questo caso — peraltro — verrebberotutelati anche coloroche ora si rivolgono al giudice ma perdono la causa e non vengono reintegrati

Il punto è delicatissimo:

Nella commissione Lavoro del Senato,infatti, l’esame della delega si è interrotta prima di agosto proprio su questo, con Scelta Civica(il partito del professor Pietro Ichino), Ncd (il partito del presidente della commissione MaurizioSacconi), i popolari e l’Svp afavore dell’”opzione Ichino” e il Pd a sostegno di una via che ricalca quella proposta dagli economistiT ito Boeri e Pietro Garibaldi:contratto a tutele crescenti con l’applicazione dell’articolo 18 a partire dal terzo anno. Da qui riprenderà domani il lavorodei senatori con l’obiettivo di approvare la delega entro la finedel mese e passare così il testimone alla Camera dei deputati.

Leggi sull’argomento: Perché l’articolo 18 non ferma la crescita delle imprese

Nell’acceso dibattito intorno all’ipotesi di eliminazione dell’articolo 18 si afferma spesso che esso sarebbe di freno alla crescita dimensionale delle imprese, con tutto quel che ne consegue in termini di ricadute sulla scarsa competitività del sistema produttivo italiano. Le evidenze empiriche disponibili non sono tuttavia in grado di evidenziare l’emergere di un “effetto soglia”, ovvero di una discontinuità nella distribuzione delle imprese per dimensione di addetti intorno alla soglia dei 15 dipendenti, discriminante secondo il dettato dell’articolo 18.
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Di questo dà ampia illustrazione l’articolo di Giuseppe Marotta (Università di Modena e Reggio Emilia) che, presentando elaborazioni da dati Istat, mostra l’inequivocabile assenza di tale effetto a diversi livelli di disaggregazione dei dati: «Anche a un livello di indagine più fine – si veda il dettaglio per le imprese tra 10 e 20 dipendenti — sottolinea Marotta — secondo l’Istat si possono al massimo individuare ‘turbolenze’, in ogni caso non significative statisticamente, intorno alla soglia di 14-16 dipendenti. ‘Turbolenze’ analoghe inoltre si trovano in corrispondenza ai 21 e ai 31 dipendenti, valori questi che nulla hanno a che vedere con l’art. 18».
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