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L'Unione Incivile tra Renzi e Alfano

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E così Matteo Renzi si è convinto a stralciare la stepchild adoption dalle Unioni Civili e a chiedere la fiducia, come voleva Alessandro Di Battista e come aveva promesso di non voler fare. Un accordo di governo sulla legge Cirinnà significa rimangiarsi quel minimo di diritti che una legge timida avrebbe garantito e significa lasciare ancora una volta ai giudici quella parola che una politica vigliacca ha dimostrato per l’ennesima volta di non volere per non scontentare qualcuno. Segnatamente, anche se Renzi non ne ha mai parlato durante il suo intervento all’Assemblea del Partito Democratico, i cattodem che hanno costretto il PD a cercare altri alleati per la minaccia di far mancare il loro voto e che erano stati indicati dalla sinistra del partito ma anche dai Giovani Turchi come i primi responsabili dei rischi del voto in Senato. Ma Renzi deve essersene dimenticato, tutto impegnato com’era a deridere i 5 Stelle.

L’Unione Incivile tra Renzi e Alfano

Inutile dire che l’iniziativa non poteva non essere accolta con un plauso da parte di chi applaude anche quando Renzi fa il ruttino. Sul Corriere della Sera la retroscenista preferita dal premier Maria Teresa Meli fa sapere che Renzi ha preparato il suo «piano B» sulle unioni civili al ritorno dal viaggio in Argentina. A metà della scorsa settimana ne ha parlato con Angelino Alfano, per capire che cosa ne pensasse il ministro dell’Interno. E, soprattutto, per sapere se il gruppo di Ncd al Senato poteva accettare di votare un maxiemendamento del governo sul quale porre la fiducia che non contenesse la stepchild adoption.

Alfano ha dato il suo personale «via libera»: «Per me va benissimo, anche se magari non riuscirò a tenere tutti i miei». E a quel punto il presidente del Consiglio si è preparato allo spariglio: «Ci sono due alternative. O un lungo iter al Senato, con 400 voti segreti e la possibilità di fare notte, o, peggio ancora, di andare a sbattere. Oppure il maxi emendamento, che politicamente conviene anche ad Alfano e Verdini, e che quindi ha una maggioranza. In questo modo portiamo a casa le unioni civili nel giro di due giorni al Senato. Ed entro un mese sono approvate dalla Camera. Per me è meglio questa seconda strada, ma farò decidere ai senatori del Pd».

E nell’articolo si fa anche sapere che il confronto con “il premier gay del Lussemburgo Xavier Bittel” è stato decisivo: è stato lui a suggerire al premier di andare passo dopo passo sulle Unioni Civili. Non solo, scrive sempre la Meli: il premier ha interpellato anche “gli omosessuali del suo partito”:

Il sottosegretario Ivan Scalfarotto, che si è espresso così: «È un po’ come scegliere tra la padella e la brace. E ovviamente io scelgo la padella, perché i grillini sono dei traditori e dei disertori». L’ex deputata Paola Concia: «Penso che occorra mettere in sicurezza la legge anche senza stepchild, perché comunque è uno storico passo avanti. Ma bisogna tenere tutto il resto così com’è». E Aurelio Mancuso, numero uno di Equality, si era già espresso pubblicamente: «Andiamo avanti e portiamo a casa il risultato».

Molto curioso, questo elenco. Se non altro perché Paola Concia ha firmato nel contempo l’appello al Parlamento che chiede di approvare la legge sulle unioni civili con la stepchild adoption il prima possibile. Strano (o meglio: impossibile) che la Concia abbia due tesi contrapposte, una per il premier e una per il pubblico. Così come Aurelio Mancuso Cupiello di Equality su Facebook ha scritto questo:

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Lo status di Mancuso di domenica

Chi ha incastrato la stepchild adoption?

Nel frattempo a margine dell’assemblea nazionale del Pd Roberto Speranza rispedisce al mittente la proposta di Matteo Renzi sulle unioni civili, ovvero l’ipotesi di tentare un accordo di governo senza le adozioni sul quale poi mettere il voto di fiducia. E alla Stampa dice:

«La fiducia su un testo indebolito senza stepchild adoption è un errore blu».
Allora non la voterete?
«È una ipotesi che non voglio prendere in considerazione. Mi faccia dire una cosa: continuo a chiedere determinazione a Renzi per realizzare questo obiettivo. Nei due grandi momenti di partecipazione del nostro popolo, mi riferisco alla sfida Renzi-Bersani del 2012 e alle primarie del 2013, abbiamo affermato una linea chiara: sì alle unioni civili, sì alla stepchild adoption. Per cui abbiamo il mandato della nostra gente».
Però Renzi sostiene che non ci sono i numeri per approvare il testo così come è.
«Il testo Cirinnà è già un compromesso. Da qui a martedì, giorno in cui si riunirà l’assemblea dei senatori, il Pd può vincere la sfida».

Mentre Stefano Folli su Repubblica sposa a tal punto la linea Renzi da non capire che l’appello sulla legge parlava di una misura che contenesse la stepchild adoption:

Questa strada permette di consolidare i confini della coalizione, ma ovviamente il prezzo da pagare è appunto la rinuncia alle adozioni. Poi il Pd potrà presentare un’altra proposta di legge in materia, tanto per salvare la faccia, ma è un’altra storia. Le adozioni sarebbero rinviate di alcuni anni. In cambio, avremmo le fatidiche unioni civili perché il nuovo patto di maggioranza le renderebbe rapidamente disponibili. E questo è il vero salto di qualità politico e giuridico, questo è ciò che vuole l’Unione europea. Secondo tale linea di giudizio, le adozioni possono attendere, considerando anche lo scarso favore dell’opinione pubblica nonché le resistenze del mondo cattolico e forse non solo cattolico. Anche l’appello al governo dei quattrocento personaggi pubblici sarebbe in buona misura soddisfatto dalla rapida approvazione della tavola dei diritti, dopo tante attese. In altre parole, Renzi sembra aver preso atto che è troppo rischioso forzare la situazione. Le adozioni sono diventate il piombo nelle ali di una legge che altrimenti sarebbe già stata approvata. Nemmeno questo era scontato, come sa chi conosce la storia tormentata dei Dico e constata i ritardi italiani in Europa. Ma impuntarsi sul nodo delle adozioni è ormai controproducente per chi vuole davvero e in fretta le unioni civili.

In tutto ciò, anche se non se ne è accorto nessuno, è Renzi a rimangiarsi ufficialmente una promessa. Perché è stato il premier a promettere che Ernesto, figlio di Letizia e Teresa, dovesse avere gli stessi diritti dei suoi figli.

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Lo status di Matteo Renzi sulla stepchild adoption durante il dibattito sulle primarie

Ed è proprio quell’Ernesto a rimanere senza Stepchild Adoption. Il premier ha deciso di non fare la guerra ai cattodem, di rinsaldare l’alleanza con Alfano e di rimangiarsi le promesse fatte. E i bambini? I bambini non votano.