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Lombardia e Campania: le regioni a rischio lockdown e coprifuoco

Lombardia e Campania a rischio di lockdown mirati o di provvedimenti come il coprifuoco serale che ieri Emmanuel Macron ha disposto per la zona di Parigi. Pochissimi giorni per decidere cosa fare nelle due regioni che ieri hanno fatto registrare rispettivamente 1844 e 818 nuovi contagi da Coronavirus

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Lombardia e Campania a rischio di lockdown mirati o di provvedimenti come il coprifuoco serale che ieri Emmanuel Macron ha disposto per la zona di Parigi. Le due regioni ieri hanno fatto registrare rispettivamente 1844 e 818 nuovi contagi da Coronavirus. Ieri il presidente della Campania De Luca ha emesso un’ordinanza che prevede restrizioni per jogging nei parchi, orari di bar e ristoranti e rimodulazione dei trasporti pubblici. E il governatore Fontana in serata ha incontrato il prefetto per discutere nuove misure. Conte ha spiegato: “Siamo in costante aggiornamento con i presidenti delle regioni. Dobbiamo collaborare, collaborare e collaborare. Abbiamo predisposto per la Campania, come per tutte le regioni, la possibilità per gli stessi presidenti di poter introdurre delle misure ristrettive non appena se ne presentasse la necessità”. I giorni per prendere una decisione sono davvero pochi.

Lombardia e Campania: le regioni a rischio lockdown e coprifuoco

Si attende il report settimanale con i numeri del monitoraggio delle regioni per agire, spiega Repubbica: Speranza attende e non seguirà i confini delle regioni ma la situazione epidemiologica. Dove il sistema è saturo si chiude. Come è da vedere: mentre ieri la Lombardia chiedeva uno scaglionamento degli orari di ingresso per scuole e uffici ha escluso il ricorso alla DAD. Ma la questione potrebbe essere ormai superata, visto le restrizioni all’orizzonte sono quelle di una chiusura o di un coprifuoco serale: una misura di cui non si conosce l’efficacia ma che potrebbe mitigare le ripercussioni economiche inevitabile conseguenza del lockdown:

Quattro giorni decisivi, da oggi a domenica. Il tempo necessario per capire due cose: il trend della pandemia, disponibile già domani con il consueto monitoraggio settimanale. E i numeri che usciranno fuori dal nuovo incremento dei tamponi, ieri balzati a oltre 150 mila. Poi il governo deciderà, fianco a fianco con le Regioni in piena crisi Covid, se sostenere lockdown mirati. A partire dai due territori in maggiore sofferenza in queste ore, Campania e Lombardia, dove il contagio schizza sempre più in alto. Non si esclude nulla, neanche la chiusura di un’intera Regione, ma non nel brevissimo periodo. L’idea, per il momento, è intervenire su quartieri in affanno, città o anche intere province lombarde o campane massacrate dal contagio. Come? La misura più probabile è una chiusura generalizzata, anche se con criteri meno stringenti di quelli di marzo. Oppure, ipotesi al vaglio in queste ore a Palazzo Chigi, ricalcando la formula francese del “coprifuoco” serale, in vigore fino al mattino seguente. Una soluzione intermedia, una chance prima di procedere con azioni più drastiche

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A rischio in realtà ci sono anche Sardegna, Liguria e Veneto, così come il Trentino. In Lombardia in particolare è la città di Milano che preoccupa: nel capoluogo ieri si sono superati i 500 nuovi contagi, e spiega il Fatto, il sistema del contact tracing è ormai al limite delle sue capacità. Un sintomo che indica come la situazione sia tutt’altro che sotto controllo. Il lockdown per Milano è una possibilità? Ieri Fontana ha corretto il tiro escludendolo. Subito dopo l’allarmante bollettino giornaliero aveva detto di non poter fare previsioni. Nonostante il lieve aumento delle terapie intensive in Lombardia, “abbiamo la garanzia di non essere in affanno”, ha precisato il governatore della Regione a margine della presentazione del libro ‘Attacco alla Lombardia’ di Alberto Giannini. “Il governo ha ricevuto un progetto che prevede diversi livelli di allerta- continua- gli ospedali in fiera di Bergamo e Milano ci permettono di arrivare a 1.800 posti di terapie intensive, una bella valvola di salvezza”. Ma la speranza “e’ ovviamente quella di non utilizzarli”, chiosa il governatore che continua a escludere un nuovo lockdown: “Al momento non è assolutamente nelle nostre idee e progetti, e non è previsto”. In realtà il presidente della Lombardia potrebbe dover decidere a breve:

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L’impennata sella curva dei contagi degli ultimi giorni, col picco di ieri, ha spinto in serata il governatore Attilio Fontana a recarsi dal prefetto Roberto Saccone: sul tavolo la richiesta di misure più stringenti di quelle previste dall’ultimo Dpcm. A partire dagli ingressi scaglionati nelle scuole scuola. A preoccupare è la “crescita esponenziale dei contagi”, come dice il dottor Enea Marinoni, membro del Cts regionale, che già oggi si riunirà probabilmente per varare nuove misure restrittive. E se la situazione di Milano sfuggisse completamente di mano, “potrebbe essere possibile un nuovo lockdown”, non lo nasconde Fabrizio Pregliasco, direttore dell’Irccs Galeazzi. “Immaginiamolo come scenario”, ha detto ieri a Radio Popolare.“Lo ha fatto Boris Johnson in Inghilterra per le principali città, ma anche la Francia lo sta immaginando. Perché noi dovremmo essere esentati? Bisognerà, io temo, fare delle ulteriori restrizioni, spero localizzate, legate all’in -dividuazione di focolai particolari e magari lockdowndi un quartiere, di un contesto. Purtroppo è qualcosa che dobbiamo tenere in conto come opzione”. Milano “brucia”. E brucia, come raccontato anche ieri dal Fatto , perché sta saltando il sistema di individuazione dei focolai e di tracciamento dei contatti dei positivi. “Da settembre – racconta sotto anonimato un addetto al contact tracing dell ’Ats di Milano – abbiamo oltre 2.500 casi-inchiesta in sospeso, frutto dei contagi avvenuti in estate

In Campania ieri si è verificato un affolamento di di ambulanze davanti all’ingresso dell’ospedale Cotugno di Napoli. Segno che la situazione è  difficile, difficile, difficile”, racconta il direttore della centrale operativa 118 dell’Asl di Napoli 1 e responsabile regionale del 118 della Campania Giuseppe Galano alla Dire: “I pazienti vengono comunque visitati sulle ambulanze in primis per capire se c’e’ un codice rosso”, fanno sapere dall’ospedale. “C’è poca disponibilità di posti letto Covid negli ospedali di Napoli – afferma Galano -. Questo non riguarda solo il Cotugno. Al Cardarelli la fotografia è la stessa e così all’ospedale del Mare. La situazione, ripeto, è difficile, difficile, difficile. Speriamo che si possa sbloccare tra poco con la messa a disposizione di altri posti letto, come preventivato dall’unità di crisi. Per la prossima settimana dovrebbero sbloccarsi altri 380 posti letto”.  Il Corriere fa il punto su qual è invece la situazione degli ospedali a Milano e più in generale in Lombardia:

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I segnali più neri su Milano arrivano incrociando altri elementi. L’Rt, indice che misura la forza espansiva della malattia, ha toccato un livello molto al di sopra della soglia di rischio: dalla fine del lockdown, l’Rt di Milano è rimasto costantemente sotto l’1; è risalito oltre l’1,5 dopo Ferragosto, spinto dai contagi in vacanza; si è poi riabbassato, fino a metà settembre; ma negli ultimi giorni ha superato il 2. Significa che, in media, ogni malato contagia altre due persone. Ancor più critica la situazione negli ospedali. «A preoccuparci è l’andamento dei ricoveri — continua il direttore della terapia intensiva del Sacco —. Da qualche giorno assistiamo a un aumento esponenziale delle richieste, tre giorni fa avevamo 4 ricoveri in più, poi ne abbiamo avuti 8 e ieri 11. La pressione è molto forte. Se immaginiamo di proiettare questo trend, nelle prossime settimane potremo trovarci con centinaia di pazienti ricoverati». Delle 99 persone in più ricoverate ieri in Lombardia (in totale sono 645), quasi 80 sono a Milano. Gli ospedali della regione sono passati alla «Fase 2», cioè l’aumento dei letti di terapia intensiva fino a 150, mentre oggi sono assistiti 64 pazienti (28 solo a Milano). «Se si dovessero riempire tutti i posti, il progetto della Regione è di riaprire l’ospedale della Fiera di Milano», spiega Antonio Pesenti, coordinatore dell’Unità di crisi per le terapie intensive in Lombardia

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