Economia

Il regalo del governo alle banche in crisi

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La modifica dei parametri dell’Ace (Aiuto alla crescita economica) previsto dalla manovrina rischia di rivelarsi un boomerang per il governo. La Stampa, che oggi solleva il caso in un articolo a firma di Alessandro Barbera e Gianluca Paolucci, segnala che per il Monte dei Paschi di Siena «la norma vale 891 milioni di euro sotto forma di minori tasse nel prossimo trimestre, con conseguente miglioramento dell’utile e del patrimonio netto. Effetti analoghi si avranno anche per le due venete, le prossime in lista d’attesa per ricevere gli aiuti di Stato. Di fatto, un pezzo dell’aumento di capitale arriverà con questa misura».

Il regalo del governo alle banche in crisi

C’è da dire che il decreto è ancora in attesa di conversione, ma tutto ruota intorno agli incentivi introdotti nel 2012, che dovrebbero in teoria premiare gli imprenditori che investono in azienda con uno sgravio fiscale sugli apporti di capitale effettuati. Il beneficio poteva essere cumulato a partire dal 2011, ma l’articolo 7 del decreto 50 lo limita agli ultimi cinque esercizi e riduce l’aliquota dello sgravio. Questo, naturalmente, ha fatto arrabbiare Confindustria. Ma l’effetto non finisce qui:

Per quelle banche che hanno avuto consistenti aumenti di capitale e forti perdite negli ultimi esercizi l’effetto è infatti radicalmente diverso e si traduce in un beneficio immediato, che tenderà a neutralizzarsi negli esercizi successivi. Alcuni istituti hanno infatti accumulato fuori bilancio ingenti crediti fiscali (Dta), effetto delle pesanti perdite subite negli anni. Sono fuori bilancio perché la normativa impone di non contabilizzarli se non sulla base degli utili attesi, sulla base di un test periodico di recuperabilità. Ma la modifica dell’Ace, aumentando la base imponibile, aumenta anche la recuperabilità di queste poste.

Ad esempio per MPS si passa da 150 milioni l’anno a 891 milioni da smaltire. Di benefici analoghi dovrebbero godere la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

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I rilievi del Consiglio di Stato nella sentenza (Il Sole 24 Ore, 3 dicembre 2016)

Insomma, da una parte imprese penalizzate e dall’altra banche in crisi favorite.