La macchina del funky

Referendum, Renzi ora punta al 27 novembre

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Matteo Renzi starebbe pensando al 27 novembre come data per il referendum sulle riforme che ha trasformato in plebiscito su di lui. Ne parla oggi la Stampa in un articolo a firma di Fabio Martini che cita canali riservati renziani come fonte della decisione:

E nella strategia di avvicinamento al referendum, nel quale Renzi si gioca la “vita”, c’è anche la decisione sulla data. Se si votasse il 2 ottobre, come Renzi aveva inizialmente auspicato, a partire da oggi mancherebbero 63 giorni alla consultazione, mentre invece se si votasse il 27 novembre, il giorni a disposizione per la campagna elettorale – e dunque per la possibile rimonta – sarebbero 119. Di fatto il doppio. Un timing compatibile con le leggi vigenti e che non avrebbe carattere di forzatura.
La Cassazione Entro il 15 agosto, dunque entro un mese dalla presentazione delle 580 mila firme raccolte dal Comitato per il sì, la Corte di Cassazione deve esprimersi sulla regolarità formale della sottoscrizione popolare. Dopo il via libera della Cassazione, che potrebbe decidere anche prima del 15 agosto, il governo dispone di 60 giorni per deliberare la data del referendum. Dunque, il presidente del consiglio potrebbe convocare l’apposito Consiglio dei ministri già il 16 agosto, ma la legge gli consente di prendere tempo fino al 15 ottobre. Una volta riunito, il consiglio dei ministri deve indicare una data compresa tra i 50 e i 70 giorni dalla seduta del Cdm.

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E quindi, spiega Martini, l’idea di Renzi è questa:

Se Renzi, come è stato deciso, sceglierà di prendersi tutto o gran parte del tempo concesso dalla legge, il referendum potrà essere convocato in una domenica di novembre, o teoricamente, anche in una delle tre domeniche di dicembre che precedono Natale. Renzi riservatamente ha indicato il 27 novembre e se non si saranno ulteriori ripensamenti, quella sarà la data. Una scelta che consentirà al presidente del Consiglio di andare incontro ad una richiesta del Capo dello Stato: quella di approvare in prima lettura la legge di Stabilità prima della celebrazione del referendum istituzionale sul quale Renzi ha chiesto la “fiducia” agli elettori italiani.