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I grossi problemi con i tablet nel referendum per l'autonomia di Veneto e Lombardia

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«Mi hanno segnalato che oggi pomeriggio su 33 seggi solo 10 erano funzionanti con i tablet della Regione. I nostri tecnici comunali stanno facendo il possibile nel tentativo di risolvere le criticità e avere risposte che da Palazzo Lombardia tardano ad arrivare»: a raccontare cosa è successo ieri durante il test dei tablet da utilizzare per il referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia è Paolo Micheli, sindaco PD di Segrate.

I problemi con i tablet del referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia

l segretario milanese del PD, Pietro Bussolati, in una nota diffusa alla vigilia del referendum sull’autonomia della Lombardia in cui sarà sperimentato il voto elettronico per la prima volta in Italia, sostiene invece che il 4% delle voting machine non funziona per niente: “Altro che tablet”, lamenta Bussolati, si tratta di “scatole nere più simili a registratori di cassa collegati a chiavette USB che memorizzeranno il voto degli elettori”. “Peccato però che gli uffici elettorali abbiano già evidenziato che statisticamente il 4% di queste non funziona – prosegue -. Si renderà necessario, quindi, l’intervento di tecnici specializzati che tenteranno di recuperare i voti salvati sulla memoria della macchina. Irraggiungibili on line anche i video tutorial per i presidenti di seggio, lasciati soli e privi quindi di un’adeguata formazione”. “La Regione Lombardia faccia chiarezza e Roberto Maroni ci dica cosa intende fare per garantire la regolarità del voto”, conclude.

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Lo sfogo del sindaco di Segrate sui tablet per il referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia

Le voting machine sono uno dei punti contestati del referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia: voluti dal M5S, hanno avuto un costo pari a  23 milioni di euro (di soldi pubblici) per 24 mila tablet che saranno utilizzati nei circa 8000 seggi. I tablet poi dovrebbero essere dati alle scuole ma c’è chi dice che difficilmente quelle voting machine – proprio a causa delle caratteristiche che le rendono affidabili per il voto elettronico – potranno essere di qualche utilità in ambito scolastico.
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Referendum autonomia Lombardia, le voting machine non funzionano

l sito dove verranno pubblicati i risultati è referendum.regione.lombardia.it ed entrerà in funzione alle ore 12 di domani. Verosimilmente, non si conosceranno i risultati prima dell’una di notte: con il referendum consultivo, il vero dato sarà l’affluenza. Maroni si dice soddisfatto con il 34%. Il referendum in Lombardia riguarda 7.897.056 elettori, 1.523 Comuni, 3.263 edifici sede di voto e 9.224 sezioni elettorali. Le voting machine sono 24700 e secondo le promesse sarebbero in grado di funzionare anche in mobilità e di memorizzare i voti degli elettori in modo sicuro su memorie asportabili al termine delle votazioni. Tutte sono dotate di stampante per la verbalizzazione dei voti in fase di scrutinio e almeno 1300 hanno anche un’urna integrata (non gestita dall’elettore) per la verifica incrociata dei voti memorizzati.
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Ieri però sono arrivate le prime segnalazioni sui problemi delle voting machine. C’è chi ha segnalato i problemi con l’avvio dei tutorial che dovrebbero spiegare come utilizzarle, o i problemi della pagina web per la formazione dei presidenti di seggio o con il numero verde che avrebbe dovuto fornire assistenza agli scrutatori.
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Tra il serio e il faceto c’è chi ha segnalato assistenti telefonici in lacrime, tablet che sarebbero privi di batteria interna e quindi utilizzabili solo attaccati alla corrente e la scomparsa dei tecnici (forse troppo indaffarati nella risoluzione di chiamate multiple) che dovrebbero risolvere i problemi segnalati.
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Le voting machine e il rischio sicurezza

C’è anche chi ha segnalato che alcuni tablet sono arrivati con le chiavette USB già inserite.  C’è poi il problema di capire se il sistema sia sicuro, ossia a prova di hacker come sostiene la SmartMatic, la società venezuelana che ha vinto l’appalto per la gestione della votazione sui tablet. Esperti, nei giorni scorsi, hanno segnalato che la società avrebbe omesso “i più basilari protocolli di sicurezza” sulle cartelle contenenti dati sensibili adombrando la possibilità che qualcuno possa manomettere l’esito in Lombardia.
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l quesito per lombardi e veneti è lo stesso: dovranno dire “Sì” o “No” alla possibilità per le due regioni a statuto ordinario di vedersi attribuite “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. E se in Lombardia, la consultazione sarà valida con qualsiasi percentuale di elettori, in Veneto affinché il referendum sia valido è necessario che Zaia convinca ad andare a votare la metà degli oltre 4 milioni di elettori più uno.
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La Regione Veneto ha investito 14 milioni di euro, più 2 milioni per l’impiego delle forze dell’ordine, mentre la Lombardia di milioni ne ha investiti 50 più i 3 chiesti dal Viminale per coprire i costi della sicurezza. Un totale di 70 milioni, ma il referendum è consultivo e il risultato non impegna nessuno a fare nulla: per attivare la richiesta di autonomia indicando i campi e le modalità basta inviare una raccomandata a Roma. L’Emilia Romagna l’ha già fatto. Veneto e Lombardia ancora no.