Economia

Reddito: le città italiane in cui la crisi ha colpito di più

Reddito di cittadinanza

In quali città italiane la crisi ha colpito di più, causando una maggiore perdita di reddito nel quinquennio 2008-2013? A questa domanda risponde oggi il Sole 24 Ore, che calcola il reddito perduto o guadagnato in tutte le province italiane negli ultimi cinque anni: per i calcoli il confronto è tra il dichiarato nel 2014 e il dichiarato nel 2008 e i dati sono ricostruiti aggregando il reddito su base comunale. L’infografica che vedete qui sotto riepiloga le province in cui si è perduto di più: la prima è Olbia Tempio, seguita da Prato, Barletta-Andria-Trani (la famosa BAT provincia), seguita da Palermo e Carbonia Iglesias: quattro su cinque sono del Sud, e sono seguite da Crotone e poi da Roma, che è settima in questa poco invidiabile classifica. Poi ci sono Foggia, Caserta, Catania. Nelle prime dieci ci sono otto città del Sud, due siciliane e due sarde, mentre a parte Prato l’unica grande città è Roma. In media il reddito in tutta Italia è in calo del 3,27% in tutta Italia, ma queste città sono tutte in sovraperformance.

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L’infografica del Sole 24 Ore sulle città dove si perde più reddito

Le uniche province in cui il reddito è aumentato tra 2008 e 2013 sono L’Aquila, Belluno e Bolzano. Spiega Cristiano Dell’Oste nell’articolo:

Il primo dato che salta all’occhio è l’impoverimento generale. Se si ragiona a parità di potere d’acquisto, si vede che su oltre 100 Province – considerando per omogeneità di confronto anche quelle sarde in via di abolizione – ce ne sono soltanto tre in cui il reddito dichiarato è cresciuto: Belluno, Bolzano e L’Aquila (dove il dato, però, potrebbe segnalare un recupero dopo l’annus horribils del terremoto del 2009, più che una vera crescita). Il secondo aspetto da non trascurare è l’intensità del calo: soltanto in una manciata di casi fortunati la contrazione è sotto l’1%, mentre in quasi metà delle Province i redditi sono diminuiti più del 3%, fino alle punte di Prato (-6,07%) e Olbia-Tempio (-6,67%). Sono numeri che contengono in sé le cause e gli effetti della crisi.
Da un lato, si capisce bene da dove sia partita la stagnazione della domanda interna, con la spesa media mensile delle famiglie diminuita del 6,7% tra il 2008 e il 2013 secondo l’Istat. Dall’altro, si intravede la difficoltà delle aziende che non hanno potuto sfruttare lo sbocco dell’export, perché nella metà bassa della classifica – oltre alle province lombarde – ci sono anche altre aree produttive storiche come Bologna, Reggio Emilia, Padova e Treviso. Del resto, basta pensare che il 56% dei redditi dichiarati al fisco arriva dai lavoratori dipendenti e il 35% dai pensionati per capire quanto possano aver pesato sul dato generale le ore di cassa integrazione, la mobilità e i licenziamenti. Anzi, c’è quasi da stupirsi che il calo medio del reddito – a livello nazionale – sia stato “solo” del 3,27%, mentre nello stesso periodo l’Italia ha perso 9 punti di Pil. Ma qui ad attenuare l’impatto della crisi hanno contribuito le pensioni e gli stipendi del settore pubblico.

Questi invece i risultati in altre sei grandi città: