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Raffaele Marra: la pietra dello scandalo in Campidoglio

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Raffaele Marra fa ancora litigare i grillini. Nonostante le critiche diBarillari e Lombardi e nonostante le storie raccontate dalle non meglio precisate “fonti del Campidoglio” e la revoca della funzione di vicario del capo di gabinetto, è ancora là. Il dirigente che nel suo curriculum vanta collaborazioni con Gianni Alemanno (in Campidoglio), Renata Polverini (alla Regione Lazio) e Franco Panzironi (quando l’ex ad Ama finito in Mafia capitale era all’Unire) non è arretrato di un passo. Né è stato ridimensionato. Anzi.

Raffaele Marra: la pietra dello scandalo in Campidoglio

Per questo, racconta oggi Mauro Favale su Repubblica, i vertici del MoVimento 5 Stelle stanno sollecitando Virginia Raggi a chiudere la sua pratica, ma la sindaca e il vicesindaco Daniele Frongia non sembrano avere intenzione di muoversi in questo senso, anzi.

L’altolà di Grillo, però, nasconde soprattutto l’insofferenza e le frizioni tra la Raggi e i vertici del Movimento: il “direttorio” (con l’asse Carla Ruocco-Roberto Fico, i più critici) e il “mini-direttorio” (Paola Taverna in testa) continuano a puntare i piedi sul suo staff, e specie sulla figura di Raffaele Marra, attuale vicecapo di gabinetto della Raggi, nonostante da luglio Grillo in persona ne avesse chiesto la rimozione. Sul dirigente capitolino si è aperto un vero e proprio “processo”: da una parte il direttorio che considera «inopportuna» la presenza in quel ruolo così delicato di un uomo che, in passato, ha collaborato sia con Gianni Alemanno sia con Renata Polverini. Dall’altra, la difesa della Raggi che, col vicesindaco Daniele Frongia, ha scelto Marra. Nelle scorse settimane c‘è stato un confronto di fuoco tra Marra e il direttorio che ha avviato un’istruttoria, chiedendo ufficialmente notizie su di lui a procura e Corte dei conti.

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Gli stipendi dello staff della Giunta Raggi (Il Messaggero, 17 agosto 2016)

Lui si difende con i denti: «Sono onesto, Salvatore Buzzi è entrato in Campidoglio quando sono andato via io, sbattendo la porta ai tempi di Alemanno», ha detto agli esponenti del direttorio che lo accusavano di essere vicino al centrodestra. Il veto su di lui, però, resta e pesa nei rapporti con la sindaca, ora davanti a un bivio: assegnargli l’ambita delega alla sicurezza (rapporti con le forze dell’ordine, supervisione sul corpo dei vigili urbani), sfidando Grillo, i vertici del M5S e anche un pezzo della sua giunta, critico nei confronti di Marra. Oppure rimuoverlo dal suo gabinetto e destinarlo ad un incarico meno in vista.

D’altro canto il 30 giugno si diceva che quella di Marra fosse una nomina temporanea, ma in Italia, si sa, non c’è nulla di più definitivo del provvisorio.

La delega alla sicurezza

Ora la Raggi è a un bivio: se gli affidasse la delega alla sicurezza, magari con il fratello a capo dei vigili urbani come si paventava fino a qualche tempo fa, sfiderebbe i desiderata del direttorio. Che però d’altra parte non può certo impuntarsi su cose del genere e non ha potere di ricatto nei confronti della sindaca.  Intanto, il 24 agosto, in giunta dovrebbero arrivare le delibere con il “ritocco” agli stipendi dello staff della Raggi, a partire dal suo capo segreteria Salvatore Romeo che dagli oltre 105 mila euro dovrebbe scendere a 88 mila. Un piccolo segnale, da parte della sindaca. E la dimostrazione che quello stipendio era in effetti un problema, nonostante le difese d’ufficio.

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