Opinioni

Raffaele Marra, il capro espiatorio

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In ogni tragedia collettiva c’è sempre un capro espiatorio. Nella tragedia della giunta romana ve ne sono vari, fra cui senz’altro Raffaele Marra. Dipinto ormai da attivisti, simpatizzanti ed eletti nel movimento come una sorta di diavolo nero infiltratosi con l’inganno e con sordidi scopi nell’immacolato, puro e specchiato m5s romano, l’ex tenente della guardia di Finanza e Vicecapo di Gabinetto della sindaca arrestato a metà dicembre è stato scaricato come una sostanza velenosa o tossica di cui liberarsi al più presto e senza mezzi termini.
Marra non è il solo appartenente al cosiddetto “raggio magico” a essere caduto in disgrazia. Assieme a lui, l’ex vicesindaco Daniele Frongia, attivista storico romano di cui oggi tutti sono pronti a rinnegare gli anni di attivismo in quanto ormai diventato scomodo e sacrificabile, e Salvatore Romeo, vero consigliere comunale per tre anni e mezzo in Campidoglio quando i “fantastici quattro” cercavano d’imparare il mestiere, buttato via come una scarpa vecchia. Virginia Raggi, che prima era aggrappata disperatamente ai suoi tre più stretti collaboratori come un naufrago a un tronco d’albero nella tempesta, si è piegata al volere di Grillo e della fazione avversa (“Non ci sono fazioni nel m5s romano”, aha!), quella che fa a capo a Lombardi-De Vito – fazione a sua volta sconfitta prima delle elezioni dal raggio magico tramite il famigerato “dossier De Vito” – e li ha rinnegati con estrema nonchalance liquidandoli a “errori di valutazione”.
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Ci si domanda come sarebbero andate le cose se non fosse sopravvenuto l’arresto di Raffaele Marra accelerando la procedura di espulsione o, nel caso di Frongia, di ridimensionamento delle tre “mele marce”. L’incarcerazione di Raffaele Marra e le accuse che gravano sul suo capo ne hanno facilitato la gogna pubblica da parte dei “lombardiani” e agevolato la dismissione da parte della Raggi, al momento a tutti gli effetti commissariata da Beppe Grillo, malgrado a Di Martedì abbia cercato di far passare la versione “Tutto bene, madama la marchesa”. E tuttavia, Raffaele Marra – ai tempi d’oro post vittoria pentastellata, ormai molto lontani – veniva difeso a spada tratta dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e, sicuramente, nessun “lombardiano” si sognava di attaccarlo. Soltanto quando fallì l’esperienza del minidirettorio e Roberta Lombardi e Paola Taverna (nemiche giurate della Raggi) dovettero rinunciare a una certa forma di controllo sull’operato della giunta, iniziò a prefigurarsi l’idea di allontanare Marra dalla sindaca per isolarla a tutti gli effetti.
Dal carcere Marra fa capire di sapere cose che potrebbero compromettere la giunta e in particolar modo gli altri “tre amici al bar” che condividevano con lui la chat whatsapp, quindi si osservano le manovre pentastellate romane con un certo stupore nel momento in cui l’illustre detenuto viene trattato come un “virus che ha infettato il movimento”. Un virus che, prima e immediatamente dopo la vittoria alle elezioni, era invece decisamente ben tollerato in casa M5S. La percezione che si ha dall’esterno è che, malgrado le accuse imputate a Raffaele Marra (su cui decideranno magistratura e inquirenti e su cui non disquisiamo in quanto ciascuno di noi è innocente fino a prova contraria), nel MoVimento 5 Stelle si tenda a sfruttare le persone (un altro è Salvatore Romeo), per i loro contatti e la loro influenza e poi, una volta raggiunto lo scopo, li si mettano da parte tout court in nome della non appartenenza al M5S.
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Raffaele Marra ha giocato un ruolo principale nell’ascesa di Virginia Raggi in Campidoglio, un’ascesa che, in fondo, ha giovato anche a coloro che nel M5S romano adesso attaccano la sindaca. Nel momento in cui Raffaele Marra è stato arrestato, è stato arrestato in un certo senso anche il Movimento che dei servigi dell’ex tenente della Guardia di Finanza si era servito. Marra non è mai stato un corpo estraneo, bensì un compagno di strada di colei che oggi siede al Campidoglio e che ci era stata spacciata da Grillo come la miglior sindaca possibile ai tempi delle elezioni. A Regina Coeli, accanto a Marra, è dunque rinchiuso anche quell’argomento di vendita che ha convinto tanti romani. Romani che, in ultima analisi, sono poi i capri espiatori più vessati di tutta questa vicenda.

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