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Quello che Malagò non dice su Roma 2024

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Il giorno dopo il gran rifiuto di Virginia Raggi Giovanni Malagò è furente. Del resto lo sarebbe chiunque se fosse stato costretto a fare mezz’ora di anticamera in attesa di un incontro che non c’è stato per poi scoprire che la sindaca di Roma se ne stava tranquillamente a pranzo in un ristorante. Una scortesia istituzionale che è piaciuta molto al popolo a Cinque Stelle, al settimo cielo perché finalmente è arrivata una sindaca che tratta a pesci in faccia la ka$ta.
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Quello che Malagò non sa su Amburgo, Boston e Madrid e le candidature olimpiche

Oggi invece Malagò mastica amaro e se la prende contro la decisione della Raggi, lasciando che le conseguenze non saranno più le stesse per l’immagine della Capitale e del nostro Paese. Lo fa rivolgendosi alla Raggi e al Vicesindaco Daniele Frongia per consigliare loro di non presentare la mozione in consiglio comunale la mozione per dire no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024:

Bisogna prima sapere le cose e poi parlare: noi non dobbiamo organizzare le Olimpiadi. Noi dobbiamo decidere se continuare a sperare di candidarci ad avere le Olimpiadi oppure a staccare le spina. Perché il grande tema, lo dico con zero polemica ma con molta lucidità, consiglio alla sindaca e al vicesindaco di non presentare quella mozione del consiglio comunale perché quella mozione è uguale a Wikipedia parla di città mai state candidate. Su tante cose, sul mondo dello sport, bisogna prima sapere di cosa si parla. Esempio Amburgo e Boston. Citano Madrid, gli amici spagnoli sono arrabbiati. Madrid non si è mai ritirata.

Secondo Malagò quindi la decisione presa dalla Raggi sarebbe basata su dati sbagliati, presi da Wikipedia e quindi ipso facto falsi, non corretti. Nella mozione che la sindaca presenterà in Consiglio Comunale è infatti elencato il numero delle città che parimenti a Roma hanno valutato se candidarsi o meno e alla fine hanno rinunciato:

Tenuto conto che fra le città per le quali era stata prospettata l’ipotesi di una candidatura, poi ritirata, vi sono: Dubai – Emirati Arabi Uniti; San Diego/Tijuana – Usa/Messico; Amburgo – Germania (candidatura ritirata a seguito di un referendum popolare); Madrid – Spagna (candidatura ritirata dal sindaco della città); Boston – Usa (candidatura ritirata dal sindaco della città per l’elevato rischio che i costi ricadano sui cittadini); coerentemente con quanto sempre sostenuto dal M5S si ritiene, anche a fronte di una approfondita analisi, che non sussistano le condizioni per proseguire nella candidatura della Città di Roma ai Giochi olimpici e paralimpici del 2024”. “Tutto ciò premesso l’assemblea di Roma capitale impegna il sindaco e la sua giunta affinché ritirino la candidatura della città ad ospitare le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2024

Secondo Malagò Amburgo e Boston ad esempio non sono mai state candidate. Ma Malagò mente. Andiamo a vedere sul sito ufficiale dell’organizzazione dei giochi Olimpici: il 16 settembre 2015 il Comitato Olimpico Internazionale annunciava con orgoglio la discesa in campo di cinque importanti città che avevano inoltrato la loro richiesta di candidatura entro la deadline. Le cinque città sono: Los Angeles, Roma, Parigi, Budapest e Amburgo. Quindi Amburgo non solo aveva intenzione di candidarsi ma aveva anche iniziato l’iter per la presentazione ufficiale della candidatura. Ma se guardiamo un comunicato stampa più recente (29 aprile 2016) in lizza sono rimaste solo Los Angeles, Roma, Parigi e Budapest.
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Cosa è successo nel frattempo? È successo il referendum del 29 novembre 2015 in seguito al quale il 51,6% dei cittadini di Amburgo ha deciso di non volere le Olimpiadi in città e quindi la candidatura è stata ritirata. Questo per quanto riguarda le candidature ritirate. Ci sono poi proposte di candidatura che non sono nemmeno arrivate allo stadio ufficiale e sono state cassate ancora prima. È il caso di Boston che al contrario di quello che dice Malagò in una fase iniziale del processo era addirittura la città candidata ufficiale per gli Stati Uniti (aveva battuto sia  Washington che Los Angeles). Nel luglio del 2015 però Scott Blackmun del Comitato Olimpico USA e Steve Pagliuca, Presidente del comitato promotore di Boston 2024, comunicarono che la città si ritirava dalla corsa. Questa notizia non è riportata solo su Wikipedia (come sostiene in modo sprezzante Malagò) ma anche sui giornali locali (dove si fa riferimento al debito da 4 milioni di dollari lasciato in eredità dal comitato promotore) e sul sito di Team USA, ovvero il CONI statunitense. Ma andiamo avanti, secondo Malagò “gli amici spagnoli sono arrabbiati” perché Madrid non si sarebbe mai ritirata. Allora perché Madrid non è nella lista delle città che hanno ufficialmente presentato la candidatura? Perché la allora Sindaca Ana Botella ha fermato la corsa prima della presentazione ufficiale della candidatura, succedeva nel 2013 e Madrid aveva già tentato di ottenere  l’assegnazione dei Giochi per tre edizioni consecutive senza successo (2012, 2016 e 2020). Non risulta che l’attuale Sindaca della città Manuela Carmena abbia avuto dei ripensamenti in merito. Ma forse gli amici spagnoli di Malagò non sono molto aggiornati.

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Al Comitato promotore di Roma 2024 sono molto dispiaciuti

Dov’è il rendiconto sulle spese sostenute dal comitato organizzatore?

Cosa faranno ora il numero uno dello sport italiano e il Presidente del Comitato organizzatore per Roma 2024 Luca Cordero di Montezemolo che a giugno, prima del ballottaggio, in un’intervista al Corriere aveva detto chiaramente che le Olimpiadi non si sarebbero potute fare se il Sindaco fosse stato contrario? Secondo alcuni l’ultima speranza per la candidatura italiana è Matteo Renzi, che potrebbe lo stesso volere andare avanti con la corsa per le Olimpiadi. Ma anche Renzi ha fatto sapere di avere intenzione di rispettare le decisioni del Comune e che in ogni caso la Presidenza del Consiglio si terrà lontana dalla guerra di ricorsi che il Comitato promotore ha intenzione di iniziare contro la giunta Raggi e la sua maggioranza per danno erariale. Forse anche Renzi ha capito che affidare la candidatura olimpica nelle mani di Montezemolo (il cui nome è legato al disastro economico dei Mondiali di Italia 90 dove era a capo del comitato promotore) e a Malagò non è stata la migliore delle idee possibili. Politicamente si tratta di due personaggi che Renzi faticherebbe non poco (e a caro prezzo in termini di consensi) a difendere e sostenere. Rimane quindi l’alternativa del procedimento per danno erariale dal momento che la decisione della Raggi farebbe venire meno il principio della continuità amministrativa per recuperare quei venti milioni di euro che Coni Servizi (la società del CONI alla quale è stata demandata la gestione operativa della candidatura) avrebbe fin qui investito per sostenere la candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2024. Purtroppo però, nonostante l’aiuto del centralino del CONI che ci ha indicato di verificare le voci di bilancio presenti nella sezione Amministrazione Trasparente del sito non ci è stato possibile accedere alle tabelle e ai rendiconti che riguardano il rendiconto delle spese per la candidatura olimpica. Non rimane quindi che fare riferimento a quanto scritto sul piano finanziario (due paginette) presentato al momento della candidatura nel quale è scritto che “Rome 2024 candidature budget comprises expenditures of USD 27.5 million excluding tax, to be financed by public and private sectors“. La ripartizione delle spese preventivate è questa:

• Overheads/Human Resources/Advisors (USD 4.7 million)
• Candidature File related costs (USD 4.3 million)
• International Relations, including expenses relating to transportation planning, global stakeholder engagement and other costs concerning presentations to the Olympic Movement (USD 7.1 million)
• Communications and Marketing, including the costs of advertising, promotion, merchandising and events (USD 7.5 million)
• Institutional Relations and contingency for other events and activities (USD 3.3 million).

Ma non ci sono solo uscite, anche entrate che ripagano i costi per la candidatura, come spiega lo stesso documento, per un totale di 35,1 milioni di dollari, l’84% dei quali derivanti da finanziamenti statali  (29.6 milioni di dollari) e i restati 5.5 milioni di dollari provengono da progetti di sponsorizzazione. Queste però sono le cifre riguardanti il preventivo di spesa, non il consuntivo. E c’è chi sostiene che il CONI abbia speso molto meno di quanto dice di aver speso fin’ora.
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Chi ci guadagna con le Olimpiadi?

Al di là di questi discorsi quello che si tende a dimenticare è che la presentazione della candidatura non equivale all’assegnazione dei Giochi. Il caso di Madrid, che per tre volte consecutive ha tentato di diventare città olimpica senza riuscirci è emblematico. C’è poi il dato economico, ovvero l’annosa e dibattuta questione sul fatto che i Giochi Olimpici (e i grandi eventi in generale) possano giovare alla città che li ospita. L’argomento è complesso e guardando la storia recente delle Olimpiadi non si può dare una risposta definitiva. In occasione delle Olimpiadi di Atene il governo ellenico e la città si indebitarono fortemente creando i presupposti per quello che è la Grecia di oggi. Dall’altra parte c’è l’esempio di Barcellona e dei Giochi del 1992 che furono il fattore decisivo per cambiare il volto della città e favorirne il boom commerciale e turistico. C’è poi l’esempio di quanto successe in occasione dei Mondiali di Nuoto di Roma 2009, la questione degli appalti truccati non è un buon viatico. Ma non dobbiamo dimenticare che il processo che finì con l’assoluzione di tutti gli imputati. Il fatto è – come scriveva il New York Times due anni fa – che è davvero difficile valutare l’impatto economico sulle città ospitanti. Uno studio del 2009 condotto dall’Università della California evidenzia come effettivamente ci siano dei benefici per le città che ospitano i giochi, ma lo stesso genere di ricadute positive c’è anche per le città che hanno corso per la candidatura e che hanno perso (spendendo però decisamente molto meno). Insomma, concludeva il NYT, quello che conta a livello economico è il fatto che una città si candidi per ospitare i Giochi, non che vinca. Il messaggio che gli investitori percepiscono infatti è che quel Paese e quella città sono un posto dove è possibile fare affariperché ci sono sia la volontà che le condizioni per farlo. Poco importa che poi i Giochi si tengano altrove. Volendo approfondire la questione c’è poi il libro di Andrew Zimbalist Circus Maximus: The Economics of Hosting the Olympics and the World Cup dove l’autore mostra come a guadagnarci veramente sui grandi eventi sportivi siano il CIO e la FIFA (per i mondiali di calcio) ed eventualmente gli sponsor e come Barcellona 92 sia stata un’eccezione e non la regola. Se la mentalità “perdente” della Raggi e di Frongia, quella secondo la quale le Olimpiadi sono il grande evento del malaffare dove a guadagnarci sono i palazzinari e quindi dal momento che noi italiani non siamo in grado di controllare l’illegalità allora è meglio rinunciare è sbagliata lo è anche l’incauto ottimismo di chi crede che le Olimpiadi siano un vero affare per tutti.