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Quattro scenari per la Catalogna

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Destituzione del presidente catalano Carles Puigdemont e di tutti i suoi consiglieri, convocazione di elezioni in tempi brevi, limiti all’azione del Parlament per evitare un eventuale dibattito sull’investitura di un nuovo presidente. Sono queste le principali misure di commissariamento della Catalogna decise dal Senato su richiesta del premier Mariano Rajoy in base all’articolo 155 della Costituzione, oltre al controllo dei Mossos d’Esquadra, la polizia locale. Non è passata invece la richiesta di mettere sotto controllo la radio-tv pubblica catalana.

Quattro scenari per la Catalogna

Intanto la Procura Generale dello Stato ha pronta la denuncia per il delitto di ribellione contro gli artefici della dichiarazione di indipendenza approvata ieri dal Parlament di Barcellona, un’azione penale che colpirà almeno i membri del governo e la dirigenza del Parlament che ha consentito il voto. Il delitto di ribellione, previsto dagli articoli 472 e seguenti del Codice penale spagnolo, prevede pene fra i 15 e i 25 anni di reclusione per coloro che “incoraggiando i ribelli, abbiano promosso o sostenuto la ribellione” e per “i capi principali di questa”. Coloro che esercitano un ruolo ‘subalterno’ rischiano fra i 10 e i 15 anni di carcere e per i meri partecipanti sono previste condanne fra i 5 e i dieci anni di detenzione. La pena più alta, 30 anni di carcere, si può comminare ai capi di una insurrezione armata che abbia provocato devastazioni o violenza.
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Il delitto di ribellione è previsto per quelli che si sollevano in modo “pubblico e violento” perseguendo una serie di obiettivi come la violazione, la sospensione o la modifica della Costituzione o la dichiarazione di indipendenza di una parte del territorio nazionale. Fu il reato per il quale furono puniti gli autori del colpo di Stato del 1981. Oggi la Procura prepara una denuncia contro il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont; la presidente del Parlament, Carme Forcadell, i membri del governo e i membri della Mesa che hanno permesso di votare la dichiarazione di indipendenza. Ma non è stato ancora deciso se esercitare l’azione penale solo contro di loro e questa mattina la Procura ha ventilato l’ipotesi che si possa agire contro “tutti” quelli che hanno partecipato agli atti delittuosi. Finora, la Procura Generale dello Stato non ha deciso quale sara’ il tribunale competente, che dipende dagli effetti e dagli scenari che si apriranno con l’applicazione dell’articolo 155.

Come finirà tra Catalogna e Spagna

Quattro sono gli scenari possibili per la vicenda che coinvolge Catalogna e Spagna. Il più probabile è che alla sospensione del governo autonomo la regione reagisca con la disobbedienza civile, ovvero con scioperi e manifestazioni che metterebbero il governo spagnolo di fronte al dilemma di rischiare un intervento che prevederebbe la violenza nei confronti di cittadini spagnoli oppure di avventarsi in un lasciar passare che rischierebbe di mettere in ginocchio il paese. Un altro scenario prevede la presa del potere da parte dei ministeri nazionali e la destituzione di chi si oppone all’amministrazione ordinaria; in questo caso non sarà facile piegare i funzionari pubblici già indipendentisti ma potrebbe essere più semplice da parte del governo centrale accettare un certo livello di disobbedienza senza usare la forza, puntando invece a isolare politicamente gli indipendentisti, facendo leva anche sul fattore economico.
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Il terzo scenario prevede invece uno scontro di potere con i sindaci che appoggiano oggi la nuova repubblica e potrebbero garantire i fondi per un governo secessionista: già da un anno c’è chi versa le tasse al fisco catalano, la prossima mossa potrebbe essere smettere di versare le tasse dei dipendenti comunali per attuare una costruzione “politica” di un contropotere che si potrebbe così organizzare per proclamare successivamente l’indipendenza. L’ultimo scenario è quello peggiore: il conflitto che deflagra con la polizia catalana che si ribella a Madrid. I Mossos sono armati: finora si sono “semplicemente” rifiutati di eseguire gli ordini, adesso potrebbero muoversi per l’attuazione della rivoluzione.

La Catalogna come nuova Svizzera

Con la secessione dalla Spagna, la Catalogna vuole rilanciare il proprio sogno di trasformarsi in una sorta di “Svizzera del Mediterraneo”, uno Stato indipendente con una superficie e una popolazione (7,5 milioni di abitanti) simile alla ricca Confederazione elvetica. Nella regione catalana vive il 16% della popolazione spagnola e si produce un quinto della ricchezza nazionale, grazie al fatto che è la roccaforte del sistema manifatturiero e ha in Barcellona, la seconda città del Paese, un formidabile brand di attrazione mondiale. Vi sono un forte senso identitario, una lingua molto diffusa e un territorio da cui passa una delle due grandi vie di comunicazione che uniscono la penisola iberica al resto d’Europa. Il traffico di El Prat, l’aeroporto di Barcellona, è paragonabile a quello di Barajas, lo scalo di Madrid.
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L’economia catalana è indubbiamente forte. Secondo gli ultimi dati disponibili – riportati in un rapporto dell’Ispi – nel 2015 il Pil catalano ammontava a 204 miliardi di euro. E’ una cifra equivalente al 19% del Pil spagnolo, il che significa che, se la Catalogna realizzasse davvero l’indipendenza, avrebbe dimensioni superiori a quelle di 15 altri paesi dell’Unione europea (superando per esempio Portogallo e Grecia). La Catalogna costituisce dunque una parte rilevante dell’economia spagnola, con un’importanza all’incirca doppia rispetto a quella che la Scozia ha per il Regno Unito (10% del Pil nazionale). E’ inoltre la quarta regione piu’ ricca della Spagna, con un Pil pro capite di circa 28.000 euro contro una media nazionale di poco più di 23.000 euro. E’ tuttavia superata sia dalla regione della capitale, Madrid (quasi 32.000 euro pro capite), sia dagli autonomisti Paesi Baschi (31.000 euro).