Economia

Quattro banche da salvare

In arrivo un “intervento normativo” sui salvataggi bancari: probabile che il tema sia affrontato dal consiglio dei ministri che dovrebbe riunirsi domenica pomeriggio. La misura dovrebbe accelerare, in particolare, le procedure per le quattro banche commissariate: Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti. Ai due miliardi per dotare il fondo di risoluzione si arriverà facendo versare subito i 500 milioni previsti per il 2015 ma anche l’anticipo del contributo dei prossimi 3 anni aggiungendo inoltre una linea di liquidità, a titolo oneroso e che peserà solo sulle big, per garantire l’operatività corrente. Un esborso “non trascurabile ma sopportabile” in un momento in cui i bilanci delle banche cominciavano a mostrare segnali positivi sia in conto economico che sui flussi di credito, mentre il patrimonio va rafforzandosi in maniera generale. Tuttavia lo scenario alternativo, dopo i numerosi stop di Bruxelles alle ipotesi dell’intervento del Fondo Interbancario (peraltro mai motivati ufficialmente) era quello dell’arrivo del bail-in che avrebbe coinvolto le 4 banche.

Quattro banche da salvare

Una strada in grado di provocare una generale sfiducia nel sistema italiano da parte del mercato e dei risparmiatori e mai applicato prima su questa scala in Europa. Ora se la decisione della risoluzione spetta alla Banca d’Italia, con il via libera del Mef, alla Ue spetta solo il compito di formulare un’eventuale opposizione in tempi brevi, al massimo domattina. Lunedì quindi quando riapriranno i battenti le filiali e si ripristinerà l’operatività, i gestori dei 4 istituti non saranno più le terne dei commissari ma nuove figure nominate, chiamati commissari anch’essi, dall’autorità di risoluzione, la Banca d’Italia appunto, che avranno il compito di gestire le banche in bonis. Il loro scopo sarà quindi quello, nell’immediato, di garantire l’operatività e quindi procedere a cessioni (magari con asta pubblica) a soggetti italiani o anche esteri. Operazioni che durante la gestione commissariale non erano andate in porto ma che ora grazie alle probabili 4 bad bank nelle quali confluiranno gli asset deteriorati renderanno gli istituti più ‘appetibili’.

Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti.
L’infografica del Sole 24 Ore sulle quattro banche da salvare (21 novembre 2015)

Il decreto che il Governo dovrà varare nel week-end, secondo fonti a conoscenza del dossier citate da Radiocor venerdì scorso, punta a velocizzare le procedure per costituire quattro good bank e altrettante bad bank. Le prime verrebbero gestite dall’Autorita’ di risoluzione istituita la scorsa settimana all’interno della Banca d’Italia. Lo schema di intervento dovrebbe continuare a coinvolgere il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt) che giovedi’ prossimo modifichera’ lo statuto e creera’ una nuova sezione aperta ai contributi volontari delle banche. Le risorse necessarie per i quattro istituti sono di oltre 2 miliardi. In parte potrebbero arrivare dal nuovo Fondo di risoluzione; tutte le banche italiane entro fine dicembre devono versarvi un contributo calcolato per quest’anno in circa 500 milioni. Secondo un’ipotesi che circola, potrebbe essere chiesto alle banche lo sforzo di anticipare anche i fondi previsti per i prossimi anni. A contribuire al salvataggio, secondo le nuove regole del meccanismo di risoluzione, già da quest’anno intervengono azionisti delle banche e creditori subordinati. Questi ultimi non si vedrebbero rimborsati alla scadenza i prestiti sottoscritti che verrebbero convertiti in azioni della good bank ricapitalizzata.

Banca Etruria e Maria Elena Boschi

“Oggi si riunisce il Consiglio dei Ministri per un’operazione di salvataggio di quattro banche, tra cui la Popolare dell’Etruria nella quale il papà della Boschi fu uno dei capi con esiti catastrofici. Il Ministro Boschi avrà il buon gusto di astenersi dal partecipare al Consiglio dei Ministri? L’intervento del governo quanto è dovuto alle parentele della Ministra così celebrata ma dallo sfondo così preoccupante?”, chiede in una nota il senatore Maurizio Gasparri, di Forza Italia, secondo il quale “in quanto a trasparenza e correttezza il governo Renzi ha molto da imparare e questa storia ci dimostra una volta di più che non siamo di fronte a un rinnovamento ma ai metodi più antichi è sbagliati di gestione della cosa pubblica”.

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