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Coronavirus alla Quarenghi: il ritorno del contagio nelle RSA milanesi

Quello nella struttura di via Quarenghi potrebbe non essere il solo focolaio in Rsa della città: “negli ultimi 7-10 giorni sono diversi gli anziani, positivi al SarsCov2, mandati all’ospedale Sacco di Milano, a maggior parte dei quali asintomatici o con pochi sintomi”, ha detto Massimo Galli

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Ci sono 21 ospiti e tre sanitari contagiati dal Coronavirus Sars-CoV-2 nella Residenza Sanitaria Assistenziale Quarenghi di Milano. Tra gli anziani, 10 (di cui nove asintomatici) sono stati trasferiti in ospedale, mentre altri 11 che non presentano sintomi sono in isolamento all’interno della residenza in attesa della “disponibilità dei posti letto da parte degli ospedali”, come ha spiegato Alberto Meneghini, direttore d’area di Coopselios, che ha in gestione la struttura. Si attendono ancora i risultati del tampone di 24 anziani e di 77 operatori.

Coronavirus alla Quarenghi: il ritorno del contagio nelle RSA milanesi

Quello nella struttura di via Quarenghi potrebbe non essere il solo focolaio in Rsa della città: “negli ultimi 7-10 giorni sono diversi gli anziani, positivi al SarsCov2, mandati all’ospedale Sacco di Milano, a maggior parte dei quali asintomatici o con pochi sintomi”, ha detto Massimo Galli, responsabile del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano lanciando un allarme perché “se si continua così, si rischia di occupare tutti i posti letto dei reparti di malattie infettive e non avere poi disponibilità quando arriveranno i malati con sintomi o quadri più complicati”.

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I decessi nelle Rsa di Milano (Il Messaggero, 29 agosto 2020)

Il Messaggero spiega oggi che il focolaio della Quarenghi è un segnale preoccupante per la Lombardia:

Mentre l’attenzione è tutta sulla porta d’ingresso diMalpensa, con i voli da Ibiza, dalla Croazia e da Mikons, il virus entra indisturbato dalla finestra spalancata delle case di riposo. In questo momento ci sono «indizi di alta trasmissibilità del coronavirus sul territorio di Milano, che non dipendono da chi rientra dalla Sardegna. Il virus per ora sta facendo pochi danni, anche se entra in strutture dove ci sono persone fragili, come gli anziani delle rsa», rileva Vittorio De Micheli, direttore sanitario dell’Ats Milano. Se la struttura non può garantire l’isolamento dei pazienti, dovrebbe provvedere al trasferimento «in una struttura intermedia di lungo degenza» che la Regione Lombardia «si è impegnata in una delibera a costruire, ma ancora non ci sono. Quindi si cercano degli  ospedali non ad alta complessità o delle strutture intermedie dove mandare i casi asintomatici o con pochi sintomi, per non intasare quelle con i reparti di infettivologia».

Il quotidiano intervista anche Bruno Manca, figlio della novantenne Maria ospite della struttura e per fortuna negativa al test del tampone:

Come pensate sia entrato il Covid nella struttura?
«Di sicuro gli anziani non sono stati contagiati dai parenti. Da quando a giugno la rsa è stata riaperta alle visite esterne, le regole sono molto rigide. Io vivo a Roma ma le mie sorelle, prima della chiusura, andavano a trovare la mamma e le parlavano a metri di distanza, separate da  una barriera di plexiglass e con la mascherina. Per farsi capire bisognava urlare, anche perché tutti gridano e lei ha qualche problema di udito. La trasmissione  del virus secondo noi è avvenuta tramite un operatore sanitario».

La Quarenghi vi ha dato qualche spiegazione?
«Abbiamo chiesto chi ha diffuso il contagio e chi si è ammalato,  ma non abbiamo avuto alcuna risposta. Pare incredibile: sono finite le vacanze e la struttura non si preoccupa di sottoporre al tampone il personale che torna in servizio. Si tratta di un caso di Covid di ritorno dalle ferie. Imponevano a noi familiari rigidissime norme di distanziamento e poi commettono un errore madornale come questo. Tra l’altro non riusciamo a parlare al telefono con la mamma perché è chiusa in una stanza. In tempi non sospetti ho scritto una mail alla Quarenghi, era aprile: «Ci dite che state monitorando la situazione, vorrei avere contezza dei tamponi effettuati sul personale e dei relativi esiti». La mia richiesta è rimasta inevasa, solo a parole ci rassicuravano: «Stiamo molto attenti, non preoccupatevi». E invece è finita così».

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