Economia

Quanto incassa lo Stato dalla regolarizzazione dei lavoratori agricoli e delle colf

Previsti 400 euro per ciascun lavoratore e 160 euro per la procedura, più un contributo forfettario per le somme dovute dal datore. Stop scudo penale per lo sfruttamento

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Il Sole 24 Ore oggi fa i conti in tasca alla regolarizzazione di lavoratori agricoli, colf e badanti varata dal governo con il decreto Rilancio. Il quotidiano spiega che per gli italiani la domanda andrà inoltrata all’INPS mentre per gli stranieri (la stragrande maggioranza dei destinatari del provvedimento) bisognerà andare allo sportello unico per l’immigrazione se sono stati fotosegnalati in Italia prima dell’8 marzo o hanno fornito una dichiarazione di presenza.

Quanto incassa lo Stato dalla regolarizzazione dei lavoratori agricoli e delle colf

Chi si presenta per usufruire della regolarizzazione dovrà fornire l’indicazione della durata del contratto di lavoro e della retribuzione, che non può essere inferiore a quella dei contratti collettivi nazionali di lavoro. I lavoratori con permesso di soggiorno scaduto entro il 31 ottobre 2019 che hanno già lavorato nel settore agricolo o domestico potranno chiedere alla Questura un permesso temporaneo di ricerca di lavoro della durata di sei mesi che può essere convertito in permesso di lavoro se rimediano un’assunzione con contratto di lavoro subordinato.

La sanatoria – valida per tre macrosettori: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura; assistenza alla persona; lavoro domestico – non è a costo zero. A carico del datore che sottoscrive il contratto di soggiorno, come anticipato sul Sole 24 Ore di ieri, è previsto un contributo forfettario di 400 euro «a copertura degli oneri connessi all’espletamento della procedura di emersione», oltre a un ulteriore unico versamento per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale il cui ammontare sarà stabilito con decreto interministeriale. Chi invece farà richiesta di permesso di soggiorno temporaneo dovrà pagare 160 euro, di cui 30 per la spedizione della domanda. In tutto, la relazione illustrativa stima entrate per 91,56 milioni a fronte di maggiori costi per il Viminale pari a 75 milioni.

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Resta poi lo scudo penale: la sospensione, e poi l’estinzione se la procedura va a buon fine, fronte datore dei procedimenti penali e amministrativi per l’impiego dei lavoratori per cui è stata presentata la dichiarazione di emersione e fronte migrante di quelli per ingresso e soggiorno illegale in Italia. Unica modifica dell’ultim’ora è l’aggiunta di un comma che specifica come non siano sospesi invece i procedimenti penali a carico dei datori di lavoro per caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reati legati allo sfruttamento della prostituzione e al reclutamento di minori per attività illecite, riduzione in schiavitù. È proprio causa di inammissibilità di entrambe le istanze di regolarizzazione, limitatamente ai casi di conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro, la condanna del datore negli ultimi cinque anni, anche con sentenza non definitiva, per gli stessi reati.

Allo stesso modo, non sono ammessi alle procedure gli stranieri con provvedimenti di espulsione, segnalati per terrorismo, condannati per delitti contro la libertà personale, droga, favoreggiamento della prostituzione o «considerati una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato».

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