Economia

Quanto costano le promesse elettorali

Nel suo discorso di fine anno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha spronato i partiti a proporre agli elettori soluzioni realistiche per la risoluzione dei problemi. Non senza una buona dose di ironia Il Sole 24 Ore oggi riepiloga quanto costano le promesse dei partiti nei loro programmi elettorali: il totale è di 130 miliardi, quasi dieci punti di Prodotto Interno Lordo.

Quanto costano le promesse elettorali

Nel programma di centrodestra brilla la proposta di una flat tax tra il 15 e il 20% per abolire la curva IRPEF. Per uk cebtridestra, spiega il quotidiano, l’ipotesi è abbandonare completamente i cinque scaglioni e aliquote su cui oggi si calcola l’Irpef per sostituirli con una sola imposta, oggi variabile tra il 15% proposta dalla Lega e il 20% avanzato finora da Forza Italia. L’addio alla curva dell’Irpef, secondo la Lega, peserebbe per circa 40 miliardi sulle casse dell’Erario. A garantire le risorse necessarie per i leghisti sarebbe il circolo virtuoso che si innescherebbe con una tassa bassa in grado di garantire quasi 30 miliardi di emersione di attività fino ad oggi sconosciute al Fisco. Inoltre, per assicurare il principio della progressività del prelievo fiscale sancito dalla Costituzione (articolo 53) la Lega prevede di modulare la flat tax del 15% inserendo le deduzioni fisse di 3.000 euro per i componenti del nucleo familiare.

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L’infografica su Partite Iva e Flat Tax (Il Sole 24 Ore, 17 ottobre 2016)

Il Partito Democratico invece propone una rimodulazione dell’IRPEF del costo di 12-15 miliardi con intervento sulle famiglie con figli. Nel mirino dei pentastellati le tax expenditure e il meccanismo di detrazioni e deduzioni che oggi garantiscono la progressività dell’Irpef. Proprio in quest’ottica la proposta punta ad abolire ogni forma di riduzione di imposta per i titolari di redditi sopra i 90mila euro. La possibile copertura dal taglio delle spese fiscali e dall’aumento delle imposte su banche e assicurazioni.

Flat tax e redditi di cittadinanza o di dignità

C’è poi il reddito di cittadinanza o di dignità come vuole una proposta di Silvio Berlusconi palesemente copiata da quella dei grillini, che costa tra i 15 e i 17 miliardi: la copertura dovrebbe essere assicurata dal taglio delle agevolazioni fiscali, dall’aumento delle tasse su banche e assicurazioni e da una riduzione delle spese. Per quanto riguarda il PD allargare la platea degli 80 euro a tutti i nuclei costerebbe 5,7 miliardi, e il conto scenderebbe a 4,2 miliardi partendo da due figli crollando a 864 milioni riservando il tutto alle famiglie più numerose.
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C’è poi la cancellazione dell’IRAP graduale trasformandola da subito in una addizionale all’Ires. Il costo dell’operazione oscillerebbe tra i 10 e i 13 miliardi calcolando solo il gettito dell’imposta applicata al settore privato. I restanti 7 miliardi pagati dalla Pa sarebbero contabilmente una partita di giro. Lo scoglio enorme da superare è la destinazione attuale dell’Irap chiamata infatti a finanziare i servizi sanitari alle regioni. Poi ci sono le pensioni, cavallo di battaglia di Silvio: elevare l’importo dell’assegno a mille euro avrebbe un costo lordo pari a 18 miliardi

L’abolizione della legge Fornero e del fiscal compact

Dulcis in fundo, ecco le due proposte più psichedeliche: l’abolizione della legge Fornero e la sospensione, o l’uscita, dal fiscal compact. La prima è una proposta leghista, la seconda registra il consenso di Partito Democratico e Lega:

Secondo le stime del presidente Inps Boeri l’abolizione della legge Fornero costerebbe fino a 140 miliardi nel 2020. Cancellare la Fornero, come chiede la Lega, si tradurrebbe infatti in un abbssamento di 2 o tre anni degli attuali requisiti per accedere al pensionamento di anzianità o di vecchiaia. Non solo, cadrebbe anche il meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita dei trattamenti pensionistici. Secondo alcune stime, i flussi di pensionamento aumenterebbero di circa 80mila unità all’anno

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Cosa prevede il fiscal compact (Il Messaggero)

Uscire dal fiscal compact: lo propongono sia il Pd di Matteo Renzi che la Lega di Matteo Salvini. La proposta che l’Italia dovrebbe formulare all’Europa è quella di ritornare per 5 anni ai parametri di Maastricht con il deficit al 2,9%. Secondo i proponenti, ciò permetterebbe al nostro paese di avere a disposizione oltre 20 miliardi per i prossimi 5 anni per ridurre le tasse

Qui siamo nei dintorni della fantapolitica di bilancio, visti gli enormi costi da una parte e le enormi difficoltà di portare a casa un risultato del genere rimanendo in Europa: 140 miliardi da soli servono per la Fornero.