Opinioni

Quanti posti di lavoro crea la manovra di Renzi?

Quanti posti di lavoro crea la manovra di Renzi? La risposta è nella Relazione Tecnica dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Francesco De Dominicis su Libero racconta com’è andata:

Quel milione di posti di lavoro in più messi nero su bianco nella relazione tecnica della manovra non esistono. Si tratta dell’incremento occupazionale – su tre anni – legato all’azzeramento dei contributi previdenziali decantato dall’esecutivo. Un incremento che il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, ha di fatto bollato come «virtuale». Insomma,che quella generata dal provvedimento del governo sia occupazione aggiuntiva è tutto da dimostrare. «Non è detto – così Pisauro a Montecitorio – che siano in più: sono 1 milione a tempo indeterminato, di cui 600mila potrebbero essere contratti che comunque sarebbero a tempo indeterminato e 400mila contratti a tempo che si trasformano. Quindi l’impatto sull’occupazione potrebbe essere zero».

Il motivo, dal punto di vista logico, non fa una grinza:

Ciò perché è assai probabile che le aziende sfruttino lo sgravio per trasformare a tempo indeterminato contratti a tempo determinato: i datori di lavoro usufruirebbero di un vantaggio secco sul piano dei minori versamenti all’Inps, ma l’occupazione«netta» potrebbe restare al livello attuale. O comunque crescere assai meno rispetto alle ambiziose stime fornite da palazzo Chigi e dal ministero dell’Economia.

I rilievi di Pisauro, peraltro, non riguardano solo le misure sull’occupazione:

Lo sceriffo dei conti pubblici si è mostrato perplesso pure per quanto riguarda ilcosiddetto «Tfr in busta paga» e, in generale, per l’impatto della legge di stabilità suldeficit: le misure «a debito» sono scese da 11,5 miliardi a 7 e il governo, lamenta Pisauro, non ha corretto le stime macroeconomiche. In buona sostanza, all’appello mancano 4,5 miliardi, cioè quelli messi sul piatto dall’inquilino di via Venti Settembre, Pier Carlo Padoan, per obbedire alle indicazioni dell’Unione europea. Sul piatto, dunque, adesso c’è meno denaro rispetto alla versione della legge di stabilità approvata il 15 ottobre: risorse in meno per far crescere l’economia e sperare di agganciare la ripresa.